22 ott 2023

Il gioco interiore nel Tennis...tavolo!

 


Mi è stato segnalato un libro di psicologia applicata al tennis che potrebbe essere interessante per gli appassionati e tutti i giocatori praticanti (agonisti o no):

Il gioco interiore nel tennis
di Timothy W. Gallwey
©  2023 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Titolo originale dell’opera: The Inner Game of Tennis

Contenuto del libro (totale 137 pagine)
Presentazione
Prefazione
Introduzione
1. Riflessioni sull'aspetto mentale del tennis
2. La scoperta dei due Sé
3. Calmare il Sé 1
4. Fidarsi del Sé 2
5. Scoprire la tecnica
6. Cambiare le abitudini
7. Concentrazione: imparare a focalizzare l’attenzione
8. A che gioco giochiamo sul campo
9. Il significato della competizione
10. Il Gioco Interiore fuori dal campo

Anche se il tennistavolo è ovviamente diverso dal tennis, con le dovute distinzioni alcuni concetti potrebbero essere utili in entrambi gli sport e non solo.
Ho quindi raccolto la sfida, ho letto il libro e cerco di ricavarne alcuni spunti che condivido volentieri con i miei lettori, sperando di aprire un dibattito interessante che possa arricchirsi col tempo.

Poiché la mia formazione è tecnica/scientifica (vedi mia bio per i dettagli qui: Chi sono) potrò non essere sempre completamente d'accordo o capire tutte le sfumature del libro, ma cercherò comunque di essere obiettivo e riportare alcuni estratti (che evidenzio in corsivo) in una mia personale selezione che considero più utili.
Se pensate che il libro meriti tutta la lettura completa potete trovarlo facilmente in vendita sui principali store on-line o in libreria.

Il Sé 1 e il Sé 2
L’’autore del libro asserisce che ogni individuo è costituito da una parte razionale, pensierosa (Sé 1) e una parte istintiva, spontanea (Sé 2). Normalmente ogni nostra azione è il risultato di un mix di azioni dei due Sé.
Considerando la funzione specifica di apprendimento dei colpi del tennis (queste considerazioni sono valide anche per altri sport), essa può essere mediata:
- (1) dalle precise istruzioni lette su un libro coadiuvata dalle parole dette dall'allenatore all'allievo durante le lezioni
 oppure
- (2) dalla sola visualizzazione senza aggiunta di commento osservando l’allenatore in azione o da altri video rappresentativi. 

Il metodo 1) è prettamente legato al Sé razionale 1, mentre il metodo 2) è funzionale al Sé istintivo 2.

Secondo Gallwey il metodo 1) è poco funzionale e, a tendere, limita le prestazioni dell’atleta per il fatto che il pensiero, il ragionamento continuo che vorrebbe affinare la tecnica, in pratica ritarda l’esecuzione dei colpi: frena, ostacola il rilassamento e contrazione dei muscoli responsabili del gesto. Pensare mentre si esegue è sbagliato, bisognerebbe fare prevalere sempre il Sé 2 che dovrebbe fluire velocemente ed efficacemente entro di noi senza passare dal filtro costituito dalla mente.
Il gesto atletico dovrebbe quindi essere spontaneo e naturale, quasi automatico come il respirare o correre, azioni diventate col tempo talmente naturali e spontanee per cui non pensiamo continuamente come fare, come posizionarsi, che leve muovere, ecc...
Proprio così: tanto meno il Sé 1 interferisce nel gesto atletico, tanto meglio è per il risultato sportivo.

Sarebbe quindi preferibile costruire dentro la nostra mente una serie di “immagini in sequenza” specifiche per ogni colpo e da richiamare al bisogno durante le varie situazioni di gioco. Queste immagini sono tanto più efficaci allo scopo tanto meglio sono state costruite vedendo semplicemente e solo in azione il maestro oppure un video e quanto più precisamente si avvicina all'ideale di colpo “perfetto”. 

Riporto alcuni passaggi del libro, ripeto segnatamente in corsivo, per chiarire meglio cosa intende l’autore, lasciando al lettore la sostituzione dei termini tennistici con quelli più pertinenti del tennistavolo dove serve e magari guidandolo quanto basta per seguire il filo del ragionamento di Gallwey.  

La ricerca del colpo perfetto:
Per  fare  una  cosa  simile,  nel  tennis  è  necessario  sviluppare  le seguenti abilità interiori: 1) imparare ad avere un’immagine quanto più possibile chiara dei risultati desiderati; 2) imparare ad avere fiducia nel Sé 2, e imparare tanto dai successi quanto dalle sconfitte; 3) imparare a osservare “senza giudicare” quel che sta succedendo, invece di fare caso a quanto le cose stiano andando bene o male. Così si supera lo “sforzarsi troppo”. Tutte queste abilità sono funzionali all'arte dell concentrazione rilassata,  senza  la  quale  non  si  può  ottenere niente.
Per imparare ad eseguire correttamente il dritto, ad esempio, anziché sforzarsi a correggere verbalmente l’allievo con suggerimenti tecnici riguardo la posizione da tenere delle varie parti del corpo, bisognerebbe suggerire di figurarsi l’arco che avrebbe dovuto tracciare la palla per finire più in fondo, prestando attenzione all'altezza necessaria per oltrepassare la rete, e di conservare tale immagine nella mente per diversi secondi.

Da istruzioni verbali a immagini mentali.
E poi lasciare che succeda, come continua l’autore descrivendo la sua tipica esperienza da allenatore: «Non sforzarti di mandare la palla in profondità. Chiedi semplicemente al Sé 2 di farlo e lascia che accada. Se la palla continua a non arrivare in profondità, non fare degli sforzi consapevoli per cambiare la situazione. Lasciati andare e vedi cosa succede».

Lasciamo quindi la parola all'allieva dell'esempio del momento (si chiama Sally): 
«Ho  solo  immaginato  che  la  palla  passasse  circa  sessanta centimetri sopra alla rete e atterrasse vicino alla linea di fondo, e così ha fatto!». Era tanto deliziata quanto sorpresa. Il  dritto  di  Sally  era  cambiato  perché  aveva  dato  al  Sé 2
un’immagine visuale chiara dei risultati che desiderava. Aveva detto al suo corpo: «Fai quello che devi per ottenere questa cosa». Doveva solo lasciare che accadesse.

Troppo bello per essere vero, sto pensando io, e voi lettori? Può bastare studiare solo dei video, anche benissimo fatti, per migliorare tanto nello sport fino a diventare dei campioni? Copiare ed emulare istintivamente questi gesti?La mia personale risposta è che tutto serve, usare sia la parte razionale che istintiva, in un giusto mix, ma che soprattutto all'inizio bisogna guidare l'allievo con istruzioni semplici e chiare. Il tennistavolo è uno sport complesso a mano a mano che ci si eleva, difficile credere per me che dietro a dei gesti efficaci e belli ci sia solo la componente spontanea ed emotiva. Però usare troppe parole e istruzioni ad un certo punto manda in overflow chiunque, quindi bisogna secondo me dosare bene tempi e modi in qualsiasi processo di apprendimento, indipendentemente dalla materia. In certi casi bisogna agire maggiormente sul Sé 1, in altri sul Sé 2; e fortunato chi riesce ad incontrare insegnanti validi che fanno capire all'allievo quando esercitare una parte oppure l'altra, o il giusto mix di entrambe. Perché l'obiettivo ideale e fine ultimo dell'insegnamento sarebbe quello di fornire gli strumenti critici e i metodi affinché gli allievi poi proseguano con le proprie forze il processo di apprendimento che a mio avviso dura tutta la vita. 
D'altro canto il più famoso ballerino di questo mondo, Roberto Bolle, ha affermato nelle sue interviste, che lui ha iniziato proprio così, solo vedendo in televisione i balletti e rifacendo le mosse in diretta. Però poi è andato a perfezionarsi alla Scala di Milano...!
Ma continuiamo.

Avere un’immagine il più possibile chiara dei risultati desiderati è il  metodo  più  utile  per  comunicare  con  il  Sé  2,  specialmente  in partita, quando è troppo tardi per lavorare sui colpi ma è ancora possibile formarsi un’immagine di dove si vuole che finisca la palla, e consentire al corpo di fare il necessario per riuscirci. È essenziale avere fiducia nel Sé 2. Il Sé 1 deve rimanere rilassato, evitando di darsi delle indicazioni su “come fare” e di sforzarsi di controllare i colpi. Mentre il Sé 1 impara a lasciarsi andare, emerge una sempre maggiore sicurezza nell'abilità del Sé 2.
Il Sé 1 deve limitarsi a stare calmo e a osservare i risultati in modo distaccato. Voglio sottolineare ancora quanto sia importante il non sforzarsi in modo consapevole di tenere la racchetta nella posizione corretta.

Una parte del libro è dedicata alla ricerca dell’attenzione continua durante il gioco. Allo scopo sono suggeriti alcuni metodi.

Sapere concentrarsi.
Per focalizzare l’attenzione c’è un facile esercizio  che  ho  chiamato  “rimbalzo-colpo”.  Ho  semplicemente detto ai miei allievi: «Dite la parola rimbalzo ogni volta che la palla colpisce il campo, e la parola colpo ogni volta che colpisce una delle due racchette». Pronunciare queste parole ad alta voce ha dato a me e ai miei allievi la possibilità di sentire se le parole venivano dette in reale  simultaneità  con  i  fatti.  L’allievo  che  diceva:  «Rimbalzo…colpo… rimbalzo… colpo… rimbalzo… colpo…» non solo teneva gli occhi fissi sulle quattro posizioni chiave della palla durante ogni scambio, ma ascoltando il ritmo e la cadenza dei colpi e dei rimbalzi riusciva a restare attento più a lungo. Ogni focus dà risultati simili.

L’esercizio consente al giocatore di ricevere maggiore feedback dalla palla  e  di  tenere  la  propria  mente  alla  larga  dalle  distrazioni.  È difficile  dire  “rimbalzo-colpo”  e  continuare  a  darsi  troppe indicazioni o preoccuparsi del punteggio.
Ho scoperto che nel giro di un quarto d’ora i principianti possono imparare  i  fondamenti  del  movimento  dei  piedi  e  i  colpi  base, sostenendo degli scambi piuttosto lunghi da fondo campo, se il loro Sé  1  è  impegnato  a  tenere  il  conto  dei  rimbalzi  e  dei  colpi.

Bisogna  aumentare  la  propria  consapevolezza  della traiettoria  di  ogni  palla,  sia  in  arrivo  che  in  uscita.  Il  mio  punto preferito  dove  focalizzare  l’attenzione  durante  uno  scambio  è  la traiettoria di ogni singolo colpo, mio e del mio avversario. Noto di quanto la palla supera la rete, la sua velocità apparente e l’angolo di rimbalzo. Osservo anche se questa è in ascesa, in discesa o all'apice nel momento in cui impatta con la mia racchetta.

Lasciate che la palla attragga la vostra mente, riuscirete a rimanere rilassati e a non fare irrigidire i vostri muscoli.

Per agevolare la concentrazione si suggerisce anche di concentrarsi sui suoni emessi dalla pallina durante gli impatti (con la racchetta e col terreno/tavolo): 

Se ascoltate attentamente il suono di una palla dopo l’altra, sarete presto in grado di distinguere diversi tipi di suono. Presto potrete distinguere il suono di un dritto in topspin da un backspin.
Noi giocatori di tennistavolo sappiamo queste cose, ma non tutti fanno caso al suono emesso anche dalle diverse varianti di topspin come ad esempio topspin lento e alto o topspin più basso e veloce, più o meno carichi di effetto, ecc...

Il suggerimento è: Memorizzate  il  suono  e cercate con il corpo di ricreare l’azione precisa che serve a ricrearlo quando serve durante il gioco.

In  sintesi,  cercate  di  diventare  consapevoli  del  vostro  corpo. Apprendete cosa provate nel cambiare posizione e nel muovere la racchetta.  Ricordatevi:  è  quasi  impossibile  vedere  o  sentire  bene qualunque cosa se pensate a come dovreste muovervi. Dimenticatevi i doveri e lasciate che l’esperienza agisca. Nel tennis ci sono solo un paio di elementi dei quali essere consapevoli a livello visivo, ma ci sono molte cose da sentire con il corpo. Ampliare la conoscenza sensoriale del vostro corpo accelererà notevolmente il processo di sviluppo delle vostre abilità.

Ancora sulla ricerca della concentrazione: 
Concentrarsi sulla giuntura della palla  (in alternativa la marca stampigliata sulla pallina da ping pong) vuol  dire  scegliere  un  focus  a  stretto  raggio,  e  può  essere efficace per frenare il nervosismo ed evitare la distrazione di altri oggetti. Il focus è sempre sul qui e ora, nel tempo e nello spazio presenti.
I  maggiori  cali  di concentrazione avvengono quando ci consentiamo di fantasticare su quello che sta per accadere o indugiamo su ciò che è già successo. La mente si lascia conquistare facilmente dai “se”. “E se perdo questo punto?” pensa. “Mi troverò sotto 5 a 3 sul suo servizio.
Allo stesso modo, spesso la mente viene attirata dal passato. “Se il giudice  di  linea  non  avesse  chiamato  fuori  l’ultimo  servizio, staremmo in parità e non mi troverei in un tale casino. Mi è successa la stessa cosa la settimana scorsa, e mi è costata la partita. Mi ha fatto perdere  fiducia  in  me  stesso,  e  ora  sta  accadendo  di  nuovo.  Mi chiedo  perché.”  Uno  degli  aspetti  più  belli  del  tennis  è  che  ben presto il vostro avversario colpirà la palla, riportandovi al presente.
Ma di solito parte dell’energia viene lasciata nel passato o nel futuro e  il  presente  non  viene  visto  con  piena  consapevolezza.  Di conseguenza, l’oggetto sembra sfocato, la palla appare più piccola e veloce, e anche il campo sembra restringersi. Visto che la mente sembra  avere  una  volontà  tutta  sua,  come  possiamo  imparare  a mantenerla nel presente? Con la pratica? Non c’è altro modo. Ogni volta  che  la  vostra  mente  comincia  a  sfuggire,  riportatela delicatamente  al  suo  posto. 

Il valore della vittoria e vero scopo della competizione:
Vincere vuol dire superare degli ostacoli per raggiungere una meta, ma il vero valore della vittoria è grande solo quanto il valore della meta raggiunta.  Raggiungere  la  meta  potrebbe  non  valere  quanto
l’esperienza che si vive impegnandosi al massimo per superare gli ostacoli.  Il  processo  che  si  affronta  per  vincere  può  essere  più appagante della vittoria stessa.
Una  volta  riconosciuto  il  valore  degli  ostacoli  da  superare,  è semplice  vedere  il  beneficio  che  si  può  ottenere  dagli  sport competitivi. Nel tennis, chi dà a un giocatore gli ostacoli che gli servono  per  provare  i  propri  limiti?  L’avversario,  naturalmente!

L’avversario è pertanto un amico o un nemico. È un amico se fa il possibile per renderti le cose difficili, comportandosi da nemico. Può cooperare  solo  entrando  in  competizione  con  te! 
L’avversario ha il dovere di crearti quante più difficoltà possibili, e lo stesso devi fare tu per lui. Solo in questo modo ci si può dare a vicenda  l’opportunità  di  scoprire  fino  a  che  altezze  ci  si  può spingere. 

Sono arrivato pertanto alla sorprendente conclusione che la vera competizione è identica alla vera cooperazione. Ogni giocatore si impegna al massimo per sconfiggere l’altro, ma in questo tipo di competizione non si batte l’altra persona, ma solo gli ostacoli che essa ci presenta. Quando la competizione è reale non ci sono persone sconfitte. Entrambi i giocatori traggono benefici dai loro sforzi per superare gli ostacoli posti dall'altro. 

Come due tori che si scontrano testa  a  testa,  ciascun  tennista  diventa  più  forte  e  partecipa  allo sviluppo dell’altro.

Questo atteggiamento può cambiare notevolmente il modo in cui affrontare una partita di tennis. Innanzitutto, invece di sperare che il vostro avversario commetta doppio fallo (sbagli il servizio), desidererete che metta la sua prima di servizio. 
Il desiderio che la palla sia buona vi aiuterà a raggiungere uno stato mentale migliore per rispondergli. Reagirete più in fretta e vi sposterete meglio, rendendo la sfida più difficile per l’avversario. 
Avrete più fiducia in voi stessi e nel vostro contendente, e  in  tal  modo  riuscirete  ad  anticiparlo  meglio.  A  fine  partita ringrazierete l’avversario per il match, a prescindere da chi abbia vinto, e lo farete in modo davvero sincero.

Come nota conclusiva a questo post voglio dire che il mio personale Sé 1 non lo considero un nemico, anzi senza di esso certi problemi o situazioni non riuscirei mai a risolverli, nemmeno in campo sportivo. Tuttavia ritengo molto utile l'insegnamento di lasciare più spazio alla reazione spontanea, all'istinto e l'invito ad utilizzare altri sensi (esempio l’udito a cui dò normalmente poco attenzione) e la vista, per concentrarsi meglio e in modo complementare come suggerito dagli estratti da libro di cui sopra.

Ho capito e mi sono convinto quindi che buon allenamento, prima della partita, è costituito dal figurarsi mentalmente delle sequenze di immagini che corrispondono sia ai nostri colpi migliori, sia a quelli che dovremmo fare compresi i servizi e le risposte ai servizi. Cercherò sempre di prendermi qualche minuto, seduto magari in un luogo tranquillo per praticare questa tecnica ogni volta che potete ad occhi preferibilmente chiusi.
E poi cercare di concentrarsi sulla pallina rimanendo sul presente, qui ed adesso, dimenticando il più possibile l’influenza del mondo esterno.

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Spero che vorrai condividere le tue considerazioni in merito a questo argomento commentando sotto questo post. 

Grazie per l’attenzione.

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Buon tennistavolo!
R.

Ti suggerisco di selezionare l'etichetta "psicologia" e andarti a cercare gli altri miei post sull'argomento. Ti riporto i link dei più pertinenti qui sotto per comodità:

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18 ott 2023

Si può insegnare la "CAZZIMMA"?




What is CAZZIMMA? 
E cosa c’entra col ping pong?, C’entra, C’entra eccome.

Diciamo che ormai in allenamento sapete eseguire gli schemi, avete padronanza dei colpi, block, topspin, servizio, risposta. Abbiamo capito che i “compitini a casa” li sapete fare, ma adesso iniziano le vere sfide: campionato regionale e  primi tornei.

Siete insomma classificati come ATLETI AGONISTI, si dico a voi, non importa se imberbi adolescenti scattanti e in forma oppure quarantenni e oltre gli “anta” in sovrappeso:  siete in ballo e bisogna lottare, perché voi volete vincere, vero?  Non ho mai conosciuto nessuno che in uno sport di competizione ama perdere: se volete solo fare esercizio fisico per smaltire le tossine del” logorio della vita moderna” fatevi la corsa al parco, non venite a farci perdere tempo in palestra, perché qui vogliamo COM-PE-TE-RE.

Non mi importano le vostre motivazioni che possono più o meno essere valide e nemmeno i vostri obiettivi. Gli obiettivi li definirete strada facendo: D3-D2-D1-C1...B.. A2-A1 Olimpiadi e oltre, chi può saperlo?

Intanto siete in D3 e cercate di iniziare bene con la vostra squadra, aiutatevi e supportate il gruppo, scambiatevi consigli, ascoltate sempre chi è più bravo e poi cercate di applicare. 

Ok, tutto giusto, ma eravate abituati ai compitini; qui adesso nulla è regolare, bisogna improvvisare, cambiare gioco e adattarsi all'avversario, mica davanti avete uno sparring che vi tira le palline tutte belle ordinate secondo lo schema. Eh no, vi piacerebbe!

Certo se non sapete la tecnica di base, difficile farsi strada, ma se oramai questo livello di principiante lo avete superato, adesso dovete saper applicare la grammatica per costruire se non delle poesie, quantomeno delle frasi sensate con le parole (=i colpi del tennistavolo) che avete a disposizione.

Lo rispiego per chi non avesse capito. Le tecniche che avete appreso, i colpi che avete imparato durante gli allenamenti costituiscono la grammatica e gli elementi che dovete utilizzare e ORGANIZZARE in partita; li dovete comporre in modo sensato per creare il vostro gioco, il vostro stile personalizzato.

Certo che poeti (super-campioni!) bravi come ad esempio uno come Jan-Ove Waldner ne nascono uno ogni cinquanta anni; voi aspirate certo ad essere come lui, ma oltre alla fatica, ci vuole un immenso talento e FORZA MENTALE  robette non proprio alla portata di tutti. Intanto però avete già un modello a cui ispirarvi che è un buon inizio: studiate e analizzate le sue partite in dettaglio, non solo lui, anche i suoi avversari mentre ci siete.

Iniziate a fare le prime partite da agonisti e vi sorprendete di come male giocate, di come non riuscite ad esprimere quanto di buono espresso coi compitini di cui sopra. Il vostro gioco, messi sotto pressione, è un insieme di robe disordinate, senza un filo logico, qualche colpo ogni tanto vi riesce, ma troppo spesso sbagliate e vi trovate a testa bassa a raccattare mesti mesti la pallina dal vostro lato del tavolo.

Eppure negli allenamenti e anche nelle partitelle tra pari ve la cavate e vincete spesso, come mai adesso che la posta in gioco è reale e il punteggio conta, stentate così tanto?

“TESTA- TEES-TAAA” vi gridano dall'angolo, ma che vuol dire?

The next level.

Qui inizia la seconda fase dell’evoluzione di un giocatore e mi rivolgo a te che mi leggi e hai iniziato da poco il tuo percorso: se vuoi competere ad un livello decente devi capire che il tennistavolo necessita della parte psicologica, oltre che della parte tecnica. Forse lo sapevi già, qualcuno te ne aveva parlato, ma adesso subisci questa cosa e non sai cosa fare, anche perché la psicologia nello sport è roba seria, troppo preziosa per lasciarla solo ai semplici psicologi.

Se vuoi vincere devi saper dare il meglio di te non solo da un punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista mentale. Questa seconda parte è la più difficile da acquisire e da sviluppare perché mica è facile insegnarla come l’apertura del topspin su palla tagliata. Il cervello è l’organo più complesso dell’universo, ci sono più neuroni nel cervello umano che stelle nella nostra galassia (oddio, magari qualcuno non ne possiede così tanti...!), mentre giochi il tuo cervello deve fare un sacco di cose per tenerti in vita: far battere il cuore, respirare, depurare il sangue attraverso i reni  e altre cosucce del genere. 

Ma ancora visto che sei lì proprio per questo: il tuo organo più prezioso deve dare i comandi per azionare i tuoi muscoli e articolazioni (piedi-gambe-braccia-mani, ecc...) e calcolare al millisecondo i tempi di impatto racchetta/pallina proprio nel modo in cui  vorresti  come quando hai esercitato durante i compitini.

Ad alto livello c’è una professione specifica che si chiama “mental coach” e ha come scopo quello di mettere l’atleta nelle migliori condizioni mentali affinché l’atleta esprima il massimo del suo potenziale.

All'inizio, al basso livello da cui tutti iniziamo, (ebbene si, anche i campioni sono partiti da zero come tutti) bisogna farci crescere dentro quello che i miei amici napoletani chiamano “CAZZIMMA”, termine che può avere sfumatura positiva o negativa.

“La cazzimma comprende mix di concetti che vanno dall'audacia, all'astuzia, all'autorità, ma anche un pizzico di malvagità, e magari di perfidia ai danni di qualcuno, al fine di ottenere un proprio tornaconto.

Ma ancora, se ad un nostro collega di lavoro o anche ad un nostro amico, vorremo consigliare (nella speranza che ce lo abbia chiesto lui e non ci staremmo facendo beatamente i fatti suoi) di prendere di petto la situazione, di rispondere alle accuse o alle offese di qualcuno, di reagire finalmente ai soprusi di un partner o del proprio capo, potremo dire: “Tu devi cacciare un po’ di cazzimma” . Qui, la parola si colora anche di attributi positivi, non tanto di crudeltà ma di scaltrezza, di sicurezza di sé e capacità di cavarsela.

Se avete notato, cambia anche il verbo che accompagna il sostantivo. Se la si “caccia, il significato nascosto è che la natura della persona cui si riferisce sia buona, docile e che però, ad un certo punto nella vita, si renda necessario tirare fuori gli artigli e difendersi.

Se la si “tiene”, allora è meglio non fidarsi tanto della persona cui si sta riferendo, la quale per proprio tornaconto potrebbe facilmente approfittarsi di noi.”

(cit. dal sito: https://grandenapoli.it/la-cazzimma-spiegata-a-chi-non-e-di-napoli/).

Ovviamente io auspico che tu tirerai fuori la cazzimma positiva, quella che ti fa vincere il punto col topspin di dritto dopo aver spiazzato l’avversario, non quella che prende lo spigolo o la retina, quella infatti ha un altro nome.

Già, ma se uno la cazzimma non ce l’ha, come fa a cacciarla fuori?

Si può farla crescere a poco a poco. Qualcuno per talento personale oppure perché ha incontrato dei bravi insegnanti che hanno saputo annaffiare la piantina, farla crescere a poco a poco fino a farla germogliare.

La cazzimma positiva serve a far superare gli esami a scuola, serve a non subire troppo nel mondo del lavoro, a farsi strada nella vita insomma, mica solo nel ping pong. La cazzimma la riconosci nei vincenti, quelli che lottano su ogni punto. Quelli che sanno creare le debolezze nell'avversario, che lo spiazzano con la posizione, che lo confondono con la variazione dello spin, che alternano frequenze e ritmi diversi (anticipo/timing). Quelli che sanno applicare le strategie sulla terza e quinta palla, quelli che cercano di attirarti nelle trappole e non farti giocare come vorresti tu (tu, metronomo appassionato mero esecutore di schemi regolari!).

Quelli che sanno rispondere al tuo servizio in modo sorprendente con un misto di sidespin-push corto che ti costringono ad alzare la pallina e ti flippano in faccia la quarta palla mentre tu volevi schiacciare con la tua terza.

Tutte questo insieme di astuzie e tecniche servono ripeto a metterti nelle migliori condizioni per esprimere il massimo del tuo potenziale.

Per prima cosa bisogna arrivare alla partita sgombri di mente da tante cose che ci affliggono quotidianamente (colleghi str**i, fidanzate/i mogli/mariti qualche volta petulanti, soldi, affitto, ecc...) e pensare solo alla PARTITA. Il vostro universo è li’ quello in pochi metri quadrati verdi che mentalmente ti sei preparato prima ad affrontare (se non lo hai fatto peggio per te!).

Il tavolo, tu e l’avversario, STOP. Tutto il resto non esiste almeno per quei pochi minuti in cui dura la partita. Concentrati sul punto in diretta che stai giocando, il punto passato ormai è andato, al successivo ci pensi dopo.

Ce l’hai una tattica, una strategia di gioco? Non mi dirai che giochi a caso? (Questa considerazione da sola merita una serie di post a parte, ne riparlerò tra qualche tempo.)

Ma come, il tuo colpo migliore è il topspin di dritto e ti trovi a giocare nell'angolo di rovescio? Applica le tecniche che hai imparato. Ma soprattutto: “CAZZIMMA”, cambia gioco, fai qualcosa contro il tuo avversario. Concentrati e non mollare mai, FINO ALLA FINE!

Quante volte hai recuperato da 0-2 a 3-2? Hai registrato le tue sensazioni di quei momenti? Hai sentito l’adrenalina scorrerti nelle vene? Hai saputo chiedere sinceramente scusa all'avversario quando tu hai preso lo spigolo? Hai saputo mantenere la calma quando lui ha preso la retina? Lo hai odiato con tutte le tue forze? Hai desiderato batterlo oppure ti sei impietosito e gli hai concesso chance, sbagliando, perché è più vecchio, più grasso di te e ti fa pena?

In partita devi mettercela tutta e finire contento per le tue prestazioni sia fisiche che mentali. Esplora i tuoi limiti, e sappi che i tuoi limiti mentali sono sempre più grandi di quelli fisici.

Se raggiungi questa consapevolezza sei a buon punto, sai su cosa maggiormente lavorare. Inutile insistere sui soliti schemi ripetitivi, prova qualcos'altro, cambia partner durante gli allenamenti, prova ad attaccare se sei un difensore, a difendere se sei un attaccante, questo aiuta a cambiare punto di vista sulle cose. Sei un giocatore vicino al tavolo, impara a giocare anche da lontano quando serve. Sei un difensore? Prova ad attaccare e sorprendere l’avversario tutte le volte che puoi.

Insomma non specializzarti, soprattutto all'inizio della tua carriera. Nel gioco cerca di essere SORPRENDENTE, FANTASIOSO e ricerca il MIGLIORAMENTO CONTINUO, solo così ne trarrai il massimo giovamento.

Lotta durante tutta la partita. Quando perdi non serve arrabbiarsi, ma cerca di analizzarti e capire il perché:

Perdi contro i più forti, perché sbagliano di meno loro oppure perché ti impongono il proprio gioco? 

Hai sbagliato tu, ma perché? Dopo ogni incontro sia vinto che perso segnati perché è andata bene o male e ripassa spesso queste tue note per gli allenamenti futuri (fisici e mentali). 

Non sai fare il flick di dritto?, allora migliora questa specifica tecnica. 

Pensavi alla guerra in Ucraina? Puoi farci qualcosa? Se no, allora cerca di arrivare con la mente sgombra dai brutti pensieri: RESET, respira tre volte, trattieni il respiro quattro secondi e poi riparti. Usa bene il time-out e le pause varie non solo per rifiatare, ma anche per pensare alla tattica da adottare per utilizzare i tuoi colpi migliori.

Se questa auto-analisi non  l’hai mai praticata sarebbe meglio che iniziassi a pensarci, magari con qualcuno più esperto che ti conosce, dirti come fa lui per concentrarsi e liberare la propria CAZZIMMA. Offrigli una birra ogni tanto e senti i suoi consigli preziosi.

Filmati durante le partite e riguardati. Meglio ancora: riguarda le tue partite con un esperto che ti fa notare cosa serve per migliorare.

Se sarai fortunato e saprai cogliere l’occasione, magari questa strada qualcuno potrà insegnartela, la CAZZIMMA dentro di te ti auguro di trovarla e farla crescere, ma le gambe e la “TEES-TAA” però, mi spiace ma queste devi mettercele tu.

(questo post è dedicato a tutti i miei ex allievi/e che hanno iniziato la D3 nel campionato regionale piemontese 23/24. In bocca al lupo!)

R.

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30 giu 2023

Chiarimento in merito al post di Warren Davies



Vorrei chiarire alcuni punti del ragionamento di Warren di un mio post di qualche giorno fa (qui sotto il link), 

Considerazioni sulle gomme puntinate (Warren Davies)

visto che lo stesso post pubblicato su un forum di tennistavolo è stato leggermente frainteso.

1) State attenti che queste considerazioni sono rivolte a dei principianti, non a persone già esperte.

Per capire le basi dello spin un principiante, un bambino, uno che non sa nemmeno cosa sia una racchetta e magari ha giocato con quelle di plastica che ha trovato in un uovo di pasqua, sarebbe bene che inizi con due lisce montate su un telaio di legno. 

Poi (ed è un poi che dipende da quanto uno si applica) dopo che ha capito i fondamentali e come fare gli effetti (con le lisce), si sbizzarrisca pure con quello che gli pare, anzi gliele faccio provare io che le ho già pronte corte, medie e lunghe e le faccio provare a chi vuole (e a chi ritengo maturo da capire le cause e concause degli effetti strani, ci ho fatto un post qui, apposta (qui sotto il link)!

Confronto rimbalzi

Quindi voi giocatori evoluti che ci avete ragionato sopra e avete preso delle decisioni sul vostro tipo di gioco fate benissimo a continuare ad utilizzare le puntinate, perché siete ad un livello superiore. 

Con tutte le nozioni che avete, i fondamentali e le diverse prove che avete fatto negli anni avete scoperto che per voi le puntinate o le anti vanno meglio? Perfetto! Continuate così ad inseguire la gomma dei vostri sogni, mica nessuno ve lo vieta, ma soprattutto né io né Warren!

Riporto ancora le parole di Warren per chi ha dei dubbi:

La prima domanda che le persone si pongono quando vengono a conoscenza della gomma da ping pong con puntini esterni (pimples out) in gergo “puntinate” è se vale la perdere tempo e impegnarsi a provarle seriamente. La risposta a questa domanda, ovviamente, è un clamoroso sì. Quando progredisci come giocatore e vai oltre lo stato di principiante, è essenziale sperimentare gomme da ping pong di diverse marche, dimensioni e persino tipi diversi di puntinate (corte, medie e lunghe).

2) Usate quello che volete, purchè sia certificato ITTF ,lo scrivo io che non sono nessuno, ma soprattutto la FITET nei corsi tecnici e in terza battuta pure Davies.

Sentite cosa scrive Warren:

Non fraintendetemi, penso che ci sia posto in questo sport per tutti i giocatori, anche quelli che usano gomme puntinate

Avete frainteso? ok, rileggete tutto e poi spero che capiate...

3) Warren dice che un principiante, quello di cui sopra che ha trovato la racchetta nell'uovo di pasqua può benissimo partire dalle lunghe, dalle gomme esotiche che vuole, ma (ATTENTI!) vincerà all'inizio molto di più contro quegli scarsoni non abituati alle puntinate o gomme strane. Crederà di essere un figo, va benissimo, io e Davies ci spelleremo le mani ad applaudirlo e fargli i complimenti, finché un giorno impareremo a batterlo. 

Parlo per esperienza, non per sentito dire. Quanti di voi hanno insegnato ai principianti assoluti? Ebbene bisogna fargli capire lo SPIN, l'effetto, lo dice il grande tecnico italiano Massimo Costantini in ogni intervista e come lui tutti i grandi tecnici che l'anima del tennistavolo è lo SPIN!!! Prima lo capisci con una liscia e poi usa pure la puntinata se ti diverti così e vinci di più, ma attento, potrebbe essere che non sei tecnicamente più bravo di uno che usa due lisce e lo batti, semplicemente l'altro è poco allenato contro le puntinate. 

Poi ci sono quelli bravi con le gomme puntinate, Mattias Falck, Mima Ito, Manika Batra ecc..., solo per citare i più in auge adesso che hanno fatto delle gomme puntinate un'arte! Tanto di cappello, bravissimi, ma non sono principianti, per arrivare a quei livelli ce ne vuole eccome. Magari qualche principiante vuole copiare la tecnica di Manika, vince qualche partita all'inizio e si sente bravo, ok! Complimenti. Dimostrami che vinci in prima e seconda categoria con le puntinate e io ti applaudirò tutta la vita, peccato però che siete in pochi. Perché siete pochi? Di nuovo, Bisogna farsi un mazzo così per arrivare a quei livelli, con qualsiasi gomma, non ci sono scorciatoie. 

Warren avvisa solo che: "Ok parti pure con le puntinate: vincerai più facile subito fino ad un certo punto, ma poi la troverai dura, e magari se non capirai perché, rileggi il mio post e lo capirai".

Riccardo

22 giu 2023

Un giovane difensore moderno si racconta (Iacopo Dondana)

 


Pubblico una serie di interessanti considerazioni di Iacopo Dondana (classe 2007) che recentemente ho avuto piacere di incontrare presso la nostra palestra di allenamento. Questo giovane atleta, sedici anni, milita nella società A.S.D. Tennistavolo Enjoy e ha scalato velocemente la classifica FITET in un paio d’anni . A giugno 2023 è un quarta categoria e bazzica intorno al 400esimo posto circa, ha partecipato nell’annata 2022/2023 al campionato regionale piemontese, serie C1.

Iacopo ha un canale Youtube in cui propone stralci di sue partite e analisi registrate, consiglio ai miei lettori di dargli un'occhiata e iscriversi. Ecco il suo link:


Iacopo che si definisce “difensore fin troppo moderno” mi ha dato il suo consenso a raccogliere alcuni interventi pubblicate a varie riprese su un Forum italiano di tennistavolo:


forum in cui anch'io ogni tanto scrivo e tramite cui ci siamo conosciuti.

Il setup usato attualmente da Iacopo (giugno 2023) è il seguente:

Telaio: DHS Fang Bo carbon
Dritto (liscia): Xiom Omega 7 china guang 2.1 mm di spessore gommapiuma
Rovescio (puntinata lunga): Butterfly feint long 3 1.3 mm di spessore gommapiuma.

Ringrazio molto Iacopo che mi ha concesso il permesso di pubblicare questo post.

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In questo momento sto usando una Feint Long 3 da 1.3 su DHS Fang Bo carbon ma ho intenzione di provare tanto altro materiale e non so se continuerò con questo setup in futuro.

Nella mia brevissima vita pongistica ho avuto diverse evoluzioni di stile di gioco, cerco di riportale tutte in maniera sommaria:
1) Ho messo il puntino verso febbraio 2022, dopo circa 5 mesi di gioco (avevo fatto 4-5 lezioni l'anno prima ma poi avevo dovuto interrompere causa Covid19, quindi sapevo a malapena fare uno scambio) perché venendo dal tennis mi veniva naturale giocare da lontano e il chop era un colpo che mi veniva facile anche con le lisce.
2) Inizialmente la mia idea di gioco era di essere un difensore moderno ma con chop da entrambi i lati e attacco occasionale di dritto su palla più facile
3) Una volta messo il puntino ho iniziato a progredire molto rapidamente (4000 punti in meno di 3 mesi) e ho iniziato a giocare un po' più aggressivo dal lato del dritto, eliminando il chop con la liscia perché non riuscivo a farlo e aggiungendo un occasionale chop di puntino dal lato del dritto come variazione
4) L'estate scorsa, dopo aver fatto il passaggio da sesta a quarta categoria, ho lavorato tanto sui miei colpi e ho cambiato allenatore, sistemando alcune lacune prettamente tecniche e tattiche, difatto reimparando alcuni colpi quasi da zero.
5) Sempre d'estate ho fatto un esperimento col puntino corto, accantonato subito dopo il primo torneo perché non avevo abbastanza controllo a causa dei miei colpi ancora in fase di sviluppo.
6) Prima parte di stagione di quest'anno (settembre 2022) andata parecchio male. Pur avendo migliorato durante l'estate tutti i colpi a livello tecnico, specialmente i servizi con cui riuscivo a fare un buon attacco di terza palla in maniera abbastanza consistente, non riuscivo ad “amalgamare” tutti i colpi in partita (non riuscivo cioè a giocare fluido, continuo), solitamente facendo le scelte sbagliate e/o giocando in maniera troppo aggressiva o troppo difensiva
7) Durante la seconda parte di stagione sono riuscito a trovare il setup che faceva al caso mio, iniziando con la puntinata lunga Victas Curl P4V, ma cambiando poco dopo con la Butterfly Feint III perché la prima puntinata sentiva troppo l'effetto. 

Ho quindi ho iniziato a prendere fiducia nei miei colpi e a giocare in maniera abbastanza aggressiva senza però esagerare, aumentando la variazione di tutti i colpi, specialmente di rovescio dove ho imparato anche a girare la racchetta e usare la liscia per attaccare o bloccare. Inoltre ho sentito notevoli vantaggi col puntino nella risposta al servizio perché così riesco a “sporcare” la risposta. Infine col tempo sono riuscito a raffinare la tecnica e ad aumentare tantissimo la qualità del mio topspin di dritto, sia a livello di velocità che di effetto.

8) Adesso sono riuscito ad entrare nei primi 400 d'Italia e con la recente aggiunta del controtop al mio bagaglio di colpi sto iniziando a fare un gioco più all-round, andando sia indietro a choppare, ma anche sfruttare ogni occasione possibile per entrare sia dalla parte del dritto che da quella del rovescio.

A mio avviso tanti attaccanti classici che adottano due gomme lisce dovrebbero considerare l’utilità di sperimentare diverso materiale.
Partiamo dallo sfatare il falso mito che usare puntini o antitop renda il gioco più facile. Un grande vantaggio sono le risposte ai servizi che sono in generale più semplici con le puntinate o antispin dato che si subiscono meno gli effetti. 

Se un giocatore di liscia prova a battere con componente laterale, spesso si riesce a confondere con un micidiale e inaspettata risposta di ritorno “disturbata”, vero incubo per il giocatore di liscia. 
L’altra faccia della medaglia è che le gomme diverse dalle lisce hanno parecchi svantaggi in varie situazioni, a cui si deve compensare con la tecnica ad esempio provando a girare la racchetta e usare la liscia per sorprendere l’avversario. Un’altra situazione da sfruttare bene è il contrattacco con la liscia sia sul dritto naturale che con il rovescio girando la racchetta perché in genere i giocatori non sono abituati a subire questo tipo di gioco da parte di un difensore classico.

I cosiddetti "marcioni" (non è dispregiativo, questo è un termine gergale tra giocatori di tennistavolo) che sanno usare solo il puntino e si spostano per poter coprire anche il dritto col rovescio non vanno più in alto di un quarta medio se non sviluppano un buon dritto, ne è un esempio il buon Leonardo Di Simone che abbiamo in Piemonte, sa usare solo il puntino ma ha la manina fatata e mette la palla dove vuole usando il puntino, costringendo l'avversario a spostarsi a destra e a sinistra e facendolo sbagliare quando vuole provare a chiudere il punto, questo tipo di gioco funziona specialmente con i giovani (me compreso) che di solito hanno meno esperienza e pazienza, mentre gli altri giocatori con un minimo in più di esperienza non hanno problemi contro di lui, rendendolo di fatto un quarta medio come livello.

Molti giocatori per questo motivo evitano questi materiali che effettivamente sono meno diffusi delle gomme lisce, etichettando chi li usa per salire velocemente di livello come dei “maghi” o “truccatori”.

Nonostante ciò, le puntinate possono a mio parere migliorare lo stile di molti giocatori.

Ad esempio tutti i giocatori che hanno un buon rovescio e sono bravi ad attaccare di dritto (specialmente controtop e schiacciata) dovrebbero considerare un puntino corto sul dritto, alla maniera di Falck, che va si ad aumentare la difficoltà del top da lontano e dell'apertura di dritto, ma consente di aumentare esponenzialmente la propria pericolosità in scambio aperto, rendendo il dritto molto più veloce e più difficile da bloccare, oltre ad aumentare la facilità del block e della risposta.
Stesso discorso vale in modo uguale ed opposto per la puntinata corta utilizzata sul rovescio.

Per quanto riguarda antitop e puntini lunghi io sono dell'idea che vadano usati esclusivamente sul rovescio, dal lato del dritto escono dei colpi troppo deboli con il materiale per poter rendere adeguatamente.
Sul rovescio i puntini con gommapiuma possono essere ottimi per tutti gli attaccanti che tirano forte di dritto e hanno il proprio gioco finalizzato a chiudere con un top di dritto, dato che si controllano molto bene e possono rallentare molto il gioco e sporcarlo un po', creando incertezza nell'avversario e permettendo al giocatore di avere palle da attaccare più semplici e più alte sulla rete.

Per i puntini a legno OX vale più o meno lo stesso discorso, con la differenza che possono dare molto più fastidio ma richiedono più allenamento per essere controllati e per aumentare la variazione che si può fare con essi (es. chop block o la classica 's*****ta' alzando il gomito) con il compromesso che si può anche avere un dritto un po' piu basso di livello perché si avranno palle molto facili da tirare.
Per le gomme antitop il discorso é molto simile ai puntini OX, anche se bisogna considerare che con la pallina da 40mm non invertono lo spin più tanto. Quindi a mio parere un puntino lungo può forse essere una scelta migliore di un'antitop

Per i difensori classici il discorso è ancora diverso: bisogna avere una buona preparazione fisica ed è un tipo di gioco che richiede più allenamento, più mobilità negli scambi avanti/indietro e laterali e perché bisogna sviluppare sia colpi difensivi, ma anche offensivi quando serve.

Credo che al giorno d'oggi la caratteristica fondamentale per un difensore moderno al quale tendo col mio stile di gioco sia l'aggressività. Io per esempio oltre ad attaccare il palleggio che mi fanno dopo aver choppato e qualche controtop lontano dal tavolo attacco tanto anche la terza palla dopo il servizio, per cercare di mettere più pressione al mio avversario e diventando al contempo più imprevedibile.

Iacopo Dondana      

21 giu 2023

Considerazioni sulle gomme puntinate (Warren Davies)

 
Ho trovato un articolo molto interessante di Warren Davies, un amatore appassionato come me e come penso molti dei lettori di questo blog.
L’articolo in versione inglese integrale lo potrete trovare al link qui sotto sul suo blog:

L’ultimo aggiornamento di questo articolo è dell’anno scorso, la prima stesura è del 2012, quindi diciamo che le considerazioni sono  state accuratamente motivate nel tempo. E’ interessante perché parla della situazione degli amatori negli Stati Uniti. 
A parte le considerazioni sul numero dei praticanti e la diffusione del tennistavolo negli Stati Uniti che lascio agli esperti, perché vi chiederete voi ho perso due ore del mio tempo a tradurre un articolo di un’altra persona e pubblicarlo qui?

Warren cerca di mettere ordine e finalmente fare da paciere tra le due filosofie di gioco (lisce/puntinate) in modo secondo me alternativo e brillante. 

La tesi è: giocate con cosa vi pare rispettando le regole, tenete conto però che se utilizzate troppo presto le puntinate, vi potrebbero bloccare l’evoluzione tecnica naturale in quanto vincerete all’inizio di più che partendo con le lisce illudendovi però di essere giocatori migliori di quanto effettivamente siate.

Da tecnico che insegna ai bambini e principianti, so bene che questo è l’atteggiamento più giusto e quindi condivido al 100% questa sua opinione. 

Warren non parla di giocatori anziani con problematiche fisiche, io avrei aggiunto un paragrafo su questi atleti, precisando che questi hanno a maggior ragione diritto a provare soluzioni diverse di gomme per compensare problematiche fisiche di diverso tipo e continuare a divertirsi e competere ad un buon livello. Non ci vedo niente di male in questo.

Pur con tutti l limiti del caso e anche se Warren è un semplice amatore, magari nemmeno troppo esperto, magari non è nemmeno un tecnico (sul suo blog non si dichiara) io voglio dargli nel mio piccolo la giusta considerazione e visibilità.
Siete d’accordo con Warren?

Aspetto i vostri commenti. Buona lettura!

P.S. Qualche frase l’ho elaborata un po’ per renderla più chiara, naturalmente mantenendo intatto l’impianto originale, anche perché certe sfumature sono diverse tra le due lingue e inoltre il ranking statunitense è un po’ diverso da quello italiano.

Considerazioni sulle gomme puntinate (Warren Davies)
La prima domanda che le persone si pongono quando vengono a conoscenza della gomma da ping pong con puntini esterni (pimples out)  in gergo “puntinate” è se vale la perdere tempo e impegnarsi a provarle seriamente. La risposta a questa domanda, ovviamente, è un clamoroso sì. Quando progredisci come giocatore e vai oltre lo stato di principiante, è essenziale sperimentare gomme da ping pong di diverse marche, dimensioni e persino tipi diversi di puntinate (corte, medie e lunghe).
 
Le gomme puntinate miglioreranno il mio gioco?
È impossibile rispondere a questa domanda in modo generale, ma possiamo guardare ai tipi di giocatori che hanno le migliori possibilità di trovare successo con la gomme puntinate.
Usando le puntinate corte, la differenza per un giocatore di livello medio si potrebbe anche non notare.
Le puntinate lunghe funzionano meglio con giocatori più difensivi che offensivi. Tuttavia, i migliori giocatori possono dare buona qualità alla pallina usando qualsiasi tipo di puntinata. 

Le corte possono essere un modo eccellente per controllare meglio quando si riceve un servizio o annullare un po' di spin. Allo stesso tempo le corte, se utilizzate bene possono anche essere usate in attacchi improvvisi e decisivi (magari su palle un pochino più alte con la tecnica del colpo piatto, flat hit)

Le puntinate lunghe hanno la caratteristica di invertire/annullare lo spin.

(Lo spiego bene nel mio post qui sul blog: confronto lisce-puntinate)

Ho visto una controindicazione nello sperimentare i puntini lunghi perché danno l’illusione di poter vincere più facilmente  contro giocatori poco esperti che utilizzano gomme lisce standard.
Pertanto, inizialmente, quando un giocatore usa in generale le gomme puntinate, potrebbe maturare la sensazione di sentire un falso senso di miglioramento.
Adottare le gomme puntinate solo per vincere qualche partita in più potrebbe portare i giocatori ad illudersi di essere migliori quando in realtà le loro abilità tecniche non sono cambiate. La mancanza di questa analisi autocritica potrebbe influenzare i progressi tecnici di un giocatore.

Quasi tutti i giocatori odiano giocare contro le gomme puntinate.
Il mio appello vuole mettere in guardia tutti i principianti che iniziano a giocare a tennistavolo affinché sappiano che le gomme puntinate sono odiate dalla maggior parte dei giocatori, soprattutto quelli di medio basso livello che non sanno affrontarle con le giuste strategie. 
Le “palle morte” o effetti imprevedibili e incomprensibili che a volte tornano dalle gomme puntinate generano in loro frustrazione e sconforto. Si perdono partite contro giocatori meno mobili, più anziani, e non si riesce a capire perché.

Sfortunatamente alla maggior parte dei giocatori importa di più vincere e risalire la classifica, anziché lavorare sulla propria tecnica, e approfondire le migliori strategie di gioco da adottare contro tutti i tipi di avversari. In realtà fino alla sesta e quinta categoria questo tipo di “paranoia” sulla classifica non ha molto senso. 
Ciò che conta maggiormente, ripetiamo, è migliorarsi, capire gli avversari, le diverse tattiche che essi usano, imparare a giocare contro le puntinate e antitop, imparare a giocare sia contro gli attaccanti che contro i difensori di tutti i tipi. Quando si sbaglia e si perde, capire il perché, confrontandosi con giocatori più esperti, maestri, tecnici e allenatori per imparare le più efficaci contromisure da adottare.
Molti giocatori di livello intermedio sembrano aver raggiunto l'apice grazie al loro uso sapiente dei puntini, magari anche utilizzando la tecnica di rotazione della racchetta, ma allo stesso tempo evitano (o rinunciano) di continuare ad apprendere i punti salienti del gioco e altre tecniche di base e intermedie del ping pong a causa di quel successo. E’ risaputo infatti come i migliori maestri insistono giustamente molto sull’importanza della gestione dell’effetto nei loop attivi (topspin, backspin, sidespin) per cui è indispensabile imparare a utilizzare fin dall'inizio due gomme lisce.

Sono disposto ad ascoltare qualsiasi opinione diversa in proposito. Non fraintendetemi, penso che ci sia posto in questo sport per tutti i giocatori, anche quelli che usano gomme puntinate. Dipende dalla personalità e dagli obiettivi di un particolare giocatore. Se qualcuno che inizia vuole aumentare la propria posizione in classifica il più rapidamente possibile e cerca di più un obiettivo a breve termine, allora  le gomme puntinate, unite ad una buona tecnica, possono essere una buona scelta. Tuttavia, devo dire che ammiro di più quelli che lavorando sodo si dedicano all'apprendimento della tecnica classica usando due gomme lisce standard (inverted rubber). Con queste gomme, montate sia sul dritto che sul rovescio, ci vuole tempo ed esperienza per capire le diverse rotazioni impartite alla pallina.

Al contrario le puntinate lunghe fanno saltare questa curva di apprendimento. Con queste gomme è più facile rimettere in gioco sul campo avversario tutte le palle in modo più o meno “strano”. Ai livelli più bassi, questo è spesso un modo "facile" per vincere le partite. 

Tuttavia tu che hai scelto di adottare le gomme puntinate, man mano che il tuo punteggio e posizione in classifica aumentano, ti ritroverai a vincere sempre meno partite.

Il giocatore che adotta delle gomme lisce standard invece avrà una progressione magari più lenta, ma più lineare e si ritroverà a vincere sempre più partite man mano che il suo punteggio aumenta. Alla fine, se non ti prendi mai il tempo per capire le dinamiche dell’effetto, come puoi vincere contro chi ha risolto questo problema?

Quanti giocatori di quarta categoria usano le gomme puntinate? E di terza? E via via più in su? Non molti. Probabilmente si può ipotizzare che il 95% dei giocatori dalla terza categoria in su adottano le lisce standard.

Ho impiegato molto tempo a capire le dinamiche particolari delle gomme puntinate, come invertono l’effetto, come si deve giocarci contro. Però alla fine ne sono venuto a capo e le sconfitte contro questi giocatori sono ormai solo un ricordo. Adesso godo molto di più quando li batto e leggo nei loro occhi la stessa frustrazione che un tempo era la mia!

Il mio è quindi un’appello ai principianti e a tutti quei giocatori di sesta e quinta categoria che di solito perdono contro le puntinate: non scoraggiatevi, cercate di migliorare la tecnica, allenatevi molto a giocare contro chi adotta le gomme “strane” perché poi vedrete finalmente la luce che indica la fine del tunnel.

Nota a margine: non preoccupatevi voi giocatori con gomme diverse dalle lisce, vi rispetterò sempre e non vi invidierò mai, né maledirò le vostre gomme strane, anche nei casi in cui mi batterete!
Warren Davies, (tradotto e spiegato dal tecnico Riccardo) 

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