15 ott 2026

Fisica e TT (4) Spin e punto d’impatto: la pallina “cammina” sulla racchetta?

Un lettore di nome Marco mi ha condiviso alcune sue considerazioni sulla meccanica dello spin per avere uno scambio di idee. Le trovo molto ben ragionate e toccano alcuni luoghi comuni diffusissimi tra chi gioca, quindi ne faccio un post: prima riporto le sue considerazioni, poi le discuto punto per punto, dicendo dove sono d'accordo e dove aggiungo precisazioni. Lo ringrazio per lo spunto.

Fotografia di Mrkibble da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0
By Mrkibble - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55989757

Le affermazioni di Marco, in sintesi

  • La pallina rimane a contatto con la racchetta per 1-2 millisecondi.
  • Una racchetta che viaggia a 25 m/s (cioè 90 km/h) si sposta rispetto al pavimento di 2,5 cm in 1 ms e di 5 cm in 2 ms. Di questo spostamento si muovono insieme racchetta e pallina; lo spostamento relativo tra pallina e racchetta è di soli pochi millimetri, diciamo 2 mm.
  • Quindi l'idea che la pallina "cammini" sulla racchetta è una sciocchezza. Sul bordo è vero che non si imprime spin, ma non perché la racchetta è finita e la pallina non può più camminare.
  • La pallina prende effetto in funzione della deformazione di gomma e spugna. Su tutti i bordi questa deformazione non c'è, quindi la pallina non prende spin; nella zona centrale la deformazione è massima.
  • La racchetta ruota rispetto al polso e il polso rispetto al gomito: la velocità tangenziale cresce con la distanza dal centro di rotazione (il gomito, ipotizzando il corpo fermo per semplicità). Appena sopra il manico la racchetta è più lenta, al centro più veloce, e la massima velocità è in punta.
  • Il massimo spin si ottiene combinando la corretta deformazione gomma-spugna e la massima velocità: colpendo appena sopra il centro della racchetta, senza arrivare al bordo (dove la velocità è massima ma lo spin non viene trasmesso), con un colpo che sfrutta la rotazione corpo - braccio - polso.

Il contatto dura 1-2 millisecondi: facciamo i conti

Partiamo dai numeri, che sono sempre il modo migliore per smontare una sensazione. Lo spazio percorso in un certo tempo, a velocità costante, è semplicemente s = v · t. Con v = 25 m/s (90 km/h) e t = 1 ms = 0,001 s:

Spazio percorso dalla racchetta a 25 m/s durante il contatto con la pallina
Durata del contattoCalcoloSpostamento rispetto al pavimento
1 ms25 × 0,001 m2,5 cm
2 ms25 × 0,002 m5 cm

L'aritmetica del lettore è corretta. Ma soprattutto è giusta la distinzione che fa: quei 2,5-5 cm li percorrono insieme racchetta e pallina, come due passeggeri seduti sullo stesso treno, che rispetto al paesaggio si spostano molto e uno rispetto all'altro quasi per niente.

Con una gomma liscia grippante la pallina afferra e scivola pochissimo. Una stima con un semplice modello (attrito costante, contatto di 1,5 ms, racchetta che si muove a 10 m/s lungo la gomma) dà uno scivolamento di circa 1-5 mm, a seconda di quanto è pieno il contatto. È lo stesso ordine di grandezza dei 2 mm ipotizzati dal lettore. Attenzione: è il risultato di un modello, non una misura e si riferisce ad una gomma liscia inverted rubber (no antispin).

La pallina non "cammina" sulla racchetta

Ed è questo il punto importante. Lo spin non nasce perché la pallina percorre dei centimetri sulla faccia della gomma (ne percorre pochi millimetri): nasce dalla presa (attrito alto) e dalla deformazione di taglio della gomma in quel millisecondo.

Ne consegue che sul bordo l'effetto manca non perché "la racchetta è finita e la pallina non può più camminare", ma perché lì manca la presa che trasmette l'effetto. Il lettore arriva alla stessa conclusione, e il concetto corretto è proprio questo.

Chi fa lo spin: il rivestimento o la spugna?

Qui aggiungo la precisazione più importante. Il lettore scrive che la pallina prende effetto "in funzione della deformazione di gomma e spugna". È vero in senso generale, ma conviene tenere distinti due ruoli.

La velocità della racchetta, nell'istante dell'impatto, si scompone in due parti: una lungo la faccia (la "spazzolata" della pallina) e una perpendicolare alla faccia (la spinta). La prima genera lo spin, la seconda la velocità della pallina.

  • Il rivestimento (topsheet) con il suo attrito lavora soprattutto nella direzione tangenziale, lungo la faccia: afferra la pallina e si deforma di taglio. È lui che fa lo spin in modo diretto.
  • La spugna lavora soprattutto nella direzione normale, perpendicolare alla faccia: la pallina la schiaccia, la spugna la trattiene e poi la rilancia, come una piccola catapulta. Allunga il tempo di contatto e dà velocità. Aiuta lo spin solo di riflesso, perché un contatto più lungo lascia più tempo all'attrito per agire.

In breve: rivestimento + attrito = spin diretto; spugna = durata del contatto e velocità, con lo spin che arriva in seconda battuta.

Perché al bordo non funziona, e perché il centro sì

Immagine tratta dal libro Fisica del tennistavolo
Immagine tratta dal mio libro: Fisica del tennistavolo, in corso di revisione e pubblicazione. I numeri inseriti sono valori teorici limite e si riferiscono ad un problema specifico trattato nel libro. In realtà il punto migliore per il massimo spin, come spiegato qui sotto, è qualche centimetro distante dal bordo, nella parte superiore della racchetta.

Sul bordo il contatto è parziale e mal sostenuto: la gomma non è appoggiata bene e a volte si tocca anche il telaio. La presa salta e l'effetto non passa. Il lettore ha ragione a dire che lì manca la deformazione.

Aggiungo che il bordo è anche fuori dalla zona migliore della racchetta (il cosiddetto sweet spot): lì si perde anche velocità e si prendono vibrazioni. Il risultato è un colpo debole e imprevedibile, non solo scarico di spin.

Sono d'accordo anche sulla zona centrale: ben sostenuta da telaio e spugna, è quella che "prende" meglio.

La giostra: la velocità cresce con la distanza dal perno

Sulla velocità il lettore è preciso. Per un corpo che ruota vale v = ω · R: la velocità tangenziale è la velocità angolare per la distanza dal perno. Più si è lontani dal perno, più si va veloci, come sui cavalli esterni di una giostra del luna park. Appena sopra il manico la racchetta è più lenta, al centro è più veloce, in punta è al massimo.

Una sola precisazione: il centro di rotazione non è davvero soltanto il gomito. Nel colpo vero ruotano insieme spalla, gomito e polso, ed è la catena cinetica a dare la velocità. Tenere "corpo fermo e perno al gomito" va benissimo come semplificazione per ragionare, ma il motore pieno della velocità è l'intera catena.

Il massimo spin è un compromesso

La sintesi finale del lettore è ottima e coincide con quello che dice la fisica: il massimo spin è un compromesso tra due esigenze.

  • una alta velocità di superficie, che si ha verso la punta, lontano dal perno;
  • una presa piena, che si ha nella zona centrale, dentro il bordo.

Il punto ottimale è quindi un filo sopra il centro, verso la parte alta della gomma, ma al sicuro dal bordo, eseguendo un colpo con rotazione corpo - braccio - polso per aumentare la velocità. Più velocità di spazzolata significa più spin (lo spin è proporzionale alla velocità tangenziale), purché la presa regga. Oltre un certo punto non è la velocità a mancare: è la gomma che non riesce più a "mordere".

In poche righe: Marco ha ragione quasi su tutto. L'unico vero ritocco è tenere distinti chi fa lo spin (il rivestimento che afferra e si deforma di taglio) da chi fa la velocità e la durata del contatto (la spugna).

Da provare in palestra

Non fidatevi solo dei calcoli: provate. Palleggiate un colpo di topspin sempre uguale, cambiando soltanto il punto d'impatto (vicino al manico, appena sopra il centro, vicino al bordo superiore) e fatevi riprendere con il telefono, o chiedete a un compagno di giudicare quanta rotazione ha la pallina e com'è il suono del colpo. È una prova qualitativa, non una misura, ma insegna a guardarsi: vi accorgerete di quanto cambia l'effetto spostandovi di pochi centimetri.


Nota sull'uso dell'intelligenza artificiale. Per preparare questo post mi sono fatto aiutare da un'intelligenza artificiale (Claude, di Anthropic): mi ha aiutato a organizzare il testo, a rifare alcuni conti e a cercare le fonti. Ma tutto il contenuto l'ho riletto, verificato e rivisto io prima di pubblicarlo, e la responsabilità di quello che leggete qui è comunque e sempre mia, non di AI. Cerco sempre di citare le fonti originali, quando le riconosco come affidabili; dove non ne ho trovate, lo dico apertamente, come per i valori in millimetri di questo post, che sono il risultato di un modello semplificato e non una misura.

Se ci sono errori o imprecisioni, sono miei, e vi chiedo di segnalarmeli nei commenti: li correggerò e lo scriverò qui sotto, con la data.

Ric.


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26 set 2026

Dal puntino lungo alle due lisce



Tredici anni di puntino lungo, nove di stop, poi il ritorno con due lisce e due promozioni di fila: la storia di Filippo, raccontata da lui.

Filippo Bortolotto, a cui ho già dedicato un post al link:

Aprire di rovescio o girarsi di dritto?

mi ha autorizzato a scrivere il suo racconto e spiegare perché, dopo tredici anni di puntino lungo, ha scelto le due lisce. È una storia di tennistavolo giocato, abbandonato e ritrovato. Mostra anche una cosa che ripeto spesso:

cambiare materiale non basta, se poi non ci si lavora sopra allenandosi bene. Filippo ha cambiato gomma, ma soprattutto ha passato due stagioni ad allenare il rovescio.

Ringrazio Filippo per il tempo dedicato a condividere la sua storia qui sul blog. E' una bella storia e merita di leggerla tutta fino alla fine.

(Avvertenza, per motivi di privacy i nomi delle persone citate da Filippo sono stati cambiati con altri di fantasia)

Gli lascio la parola. 

Mi presento

Mi presento, come ai pongisti anonimi. Sono Filippo e gioco da 2 anni. O meglio, ho ripreso da 2 anni. In effetti ne ho giocati altri 13, quando ero ancora giovane e prestante.

Qualcuno si è chiesto come mai, dopo tanti anni giocati con il puntino lungo, ho deciso infine di mettere due lisce. Il motivo arriva da lontano, e quindi eccomi qui a raccontare la mia storia.

2001: un puntino lungo trovato per caso

La storia inizia nel 2001, quando al primo anno di scuola media inizio un corso di tennistavolo una volta a settimana.

Il mio maestro, Carlo, è un insegnante di educazione fisica appena andato in pensione. È un difensore con l'antitop che aveva imparato a giocare da giovane negli anni '60, poi aveva smesso e ricominciato da poco. Mi trasmette subito la sua passione e la sua competitività. Il secondo anno inizio quindi ad andare con lui una seconda volta a settimana in un'altra scuola, e conosco altri ragazzi.

Un giorno, un po' per caso, provo una racchetta con una puntinata lunga a legno, senza gommapiuma. Era lì, tra le racchette del maestro. Mi trovo subito bene, sembra facile e immediato usarla, così dico a Carlo che voglio iniziare a giocare con quella. Anche alcuni miei compagni provano gomme diverse: Matteo mette un puntino lungo, Federico uno corto, Elena un'antitop.

Carlo ci tiene tanto che io non sbagli, così il mio gioco è semplice: palleggio, spingo con il puntino, e quando la palla si alza schiaccio. Funziona.

È il primo anno in cui faccio anche tornei, e vinco tante partite. Io, Matteo, Federico ed Elena siamo quelli che vincono di più.

Il dritto diventa la mia arma

Inizio anche ad andare ad alcuni stage della regione. Lì trovo qualche allenatore che mi insegna il top di dritto, che facevo già un po' malino ma non usavo mai in partita. Pian piano miglioro e mi prendo qualche soddisfazione. Due anni dopo vinco anche i giovanili regionali, e a 14 anni gioco già in C2 con discreti risultati. Il topspin è ormai la mia arma più forte: quando posso mi giro sempre per tirare il dritto, anche dal rovescio.

Negli anni successivi faccio qualche altro miglioramento, ma non sono soddisfatto. Dopo i buoni risultati iniziali sono ambizioso, ma negli ultimi tre anni non sono migliorato molto. A 17 anni ho appena finito un discreto campionato di C1, ma mi aspettavo di più.

Carlo mi ha aiutato tanto, ma ormai fatica a correggermi. Segue soprattutto i ragazzini e non può più dedicarmi molto tempo, e io non vado più ad allenarmi nella scuola media. Sono cresciuto, e da qualche anno mi alleno la sera con gli adulti: qualche cesto in meno e qualche partita in più.

Sento che per migliorare devo fare qualcosa di diverso.

La B1 che non volevo

A fine stagione una società abbastanza vicina mi contatta: «Vieni da noi a giocare in B2. Abbiamo anche un giocatore forte che è anche un bravo allenatore: oltre a giocare con te, ti allenerà». Penso che sia la mia occasione per fare il salto di qualità, e accetto.

Qualche mese dopo la società mi richiama: «Ci hanno proposto un ripescaggio in B1, cosa ne pensi?». Rispondo: «Secondo me è troppo per me, preferisco fare la B2». Un mese dopo scopro che il ripescaggio è stato accettato. Giocherò in B1.

Mi dico: avrò un allenatore bravo, migliorerò e riuscirò a vincere qualche partita!

Quando inizia la stagione, però, mi accorgo in fretta che il grande allenatore è in realtà un gran giocatore e un ottimo sparring, ma corregge poco i colpi.

Inizio il campionato e non riesco a vincere. Qualche partita me la gioco, sì, ma le perdo quasi tutte. In più siamo in quattro in squadra, e un mio compagno litiga con tutti perché dice di essere più forte e che deve giocare lui. Il clima è pesante e inizio ad andare all'allenamento malvolentieri. Non sono neanche tanto contento di andare a prendere pallate in campionato.

Finisco l'anno scontento, scoraggiato e senza grandi miglioramenti.

Bloccato sul rovescio

Decido di tornare alla mia vecchia società, dove alla fine stavo bene. Ma qualcosa è cambiato: mi sento meno motivato, non vedo miglioramenti, non sono soddisfatto.

Cerco di capire cosa dovrei fare per migliorare. Mi rendo conto che l'unica cosa davvero forte del mio gioco è il top di dritto, ma gli avversari lo capiscono in fretta e mi giocano tutto sulla puntinata per non farmi tirare. Mi sento un po' bloccato, perché non so come migliorare il rovescio.

Faccio qualche prova: metto un puntino medio, provo il corto, ma mi sembra che non porti da nessuna parte. Penso anche a mettere due lisce, ma poi mi chiedo: chi mi insegnerà il top di rovescio? Carlo non è molto bravo a insegnarlo, e non trovo nessun altro che possa aiutarmi davvero. Nessuno mi consiglia davvero di passare alle lisce: è un grande salto nel vuoto.

Così continuo come ho sempre fatto, per qualche altro anno, nel mio limbo tra C1 e C2, ma senza convinzione e senza motivazione. A 24 anni, infine, decido di smettere. Non ho più voglia: lo sento più come un dovere che come un piacere.

Qui avrebbe potuto finire la mia storia.

Invece...

Il ritorno: la pancetta, la D3 e due lisce consumate

Provo qualche altro sport, come boxe e arrampicata, ma nessuno riesce ad appassionarmi per più di un paio d'anni.

Negli anni in tanti mi chiedono di ricominciare. Mia mamma e mio papà giocano ancora, e ogni tanto mi invitano in palestra a fare due tiri.

Gli anni passano per tutti, e con i 30 arriva anche un po' di pancetta, che inizio a guardare con sospetto. La bilancia segna già 15 chili in più, e mi dico: se continui a stare in panciolle sul divano, diventerai vecchio, grosso e debole... Bisogna fare qualcosa!

Ci metto qualche anno per convincermi davvero a ricominciare, complice la mia ragazza che voleva imparare. Così, 9 anni dopo aver smesso, mi decido: ci voglio riprovare.

Nel frattempo ho cambiato città e devo trovare una nuova società. Mi guardo intorno pensando che in fondo mi interessa solo divertirmi un po', senza le grandi aspettative di quando avevo 17 anni. Trovo una piccola società quasi appena nata, e mi piace: ci sono tanti giovani, tanta voglia di migliorare e tante persone simpatiche. Si parte dalla D3, ma a me che importa? Voglio solo divertirmi.

Ed è proprio questo che mi fa pensare: proviamo qualcosa di nuovo! In D3 non ho pressioni, e posso fare quello che voglio.

Provo una puntinata corta, ma non mi ci trovo: faccio fatica anche a scambiare. Allora mi dico: perché non provare due lisce? Ora non ho nulla da perdere. Ne monto un paio vecchie e consumate, faccio due tiri e mi diverto. Il rovescio è un po' difficile, ma imparerò. E penso: dopo aver tirato un dritto, se l'avversario blocca sul rovescio, almeno posso continuare ad attaccare senza correre come un disperato.

Il setup di Filippo

Telaio: DONIC Waldner Senso Ultra Carbon da un mese ne sto provando un altro custom, vedremo come va... (siamo a settembre 2026, n.d.r.).

Gomme: due JOOLA Dynaryz ACC l'anno scorso, da poco due JOOLA Dynaryz ZGX.

Due stagioni, due promozioni

Piano piano, in allenamento mi concentro sul rovescio e cerco di migliorarlo. In D3 non perdo una partita e saliamo in D2. Faccio anche qualche torneo, con risultati decenti. Partendo piuttosto in basso in classifica, a fine anno vinco anche un over 3000 e chiudo la stagione quasi in quarta, in posizione circa 2200. Il rovescio lo uso quasi solo per scambiare e palleggiare, ma tanto basta.

I risultati incoraggianti mi fanno tornare la voglia, e il secondo anno sono più motivato. Faccio qualche torneo con buoni risultati: vinco un over 2000 e un over 1200, e a fine anno arrivo ai quarti di finale dei Campionati Italiani di quinta categoria. Ogni tanto riesco anche ad aprire con il top di rovescio. Anche in D2 non perdo una partita, e la squadra sale in D1.

E ora sono qui, a inizio stagione, con un sacco di voglia di giocare e migliorare. Sono contento della mia scelta di passare a due lisce, che oltre a farmi divertire mi stanno dando anche qualche soddisfazione nei tornei. Quest'anno si punta alla C2. Visti i risultati nei primi tornei open 450 della stagione, non è impensabile puntare, magari l'anno prossimo, a quella terza categoria che da ragazzo non ho mai raggiunto.

Non è stato un caso: le tre ragioni tecniche

Leggendo questa storia qualcuno potrebbe pensare che la scelta sia stata casuale, dettata più dal corso degli eventi che da ragioni tecniche. Eppure le ragioni tecniche ci sono, eccome.

  1. Il rovescio di puntino non è mai stato il mio punto di forza. Ho sempre cercato molto il dritto, quindi pensare di cambiarlo era quasi naturale.
  2. Il tipo di gioco. Ho sempre cercato il gioco d'attacco, ma quando l'avversario mi girava la palla sul puntino ero costretto a restare sulla difensiva, un gioco che non mi è mai riuscito bene. Non a caso il mio colpo migliore di puntino era l'unico colpo d'attacco possibile: la spinta.
  3. Il limite tecnico del puntino lungo. Per salire sopra un certo livello, direi dalla terza categoria in su, secondo me è necessario girare la racchetta, a parte qualche eccezione di giocatori fuori dal comune. Solo così si superano i limiti tecnici del puntino lungo. Può dare sicurezza, sensibilità e disturbo, ma è più prevedibile e fatica a rispondere con efficacia alle palle prive di effetto. Io, nonostante i tentativi, non sono mai stato bravo a girare la racchetta: finivo per confondere più me stesso che l'avversario.

Grazie a Filippo per aver condiviso la sua storia. Qualcuno di voi ha fatto il percorso inverso, o sta pensando di lasciare il puntino? Raccontatelo nei commenti, oppure scrivetemi: riccardotennistavolo@gmail.com.

22 set 2026

Aprire di rovescio o girarsi di dritto?


Il caso di Filippo, dal forum agli esercizi

Il 14 settembre 2026 Filippo, che sul forum tennis-tavolo.com si firma @Salmur, ha aperto una discussione con una domanda che avrei potuto sentire in qualunque palestra. La riporto per intero: 

«Sono un attaccante 35enne di quarta categoria, ma ho messo le due lisce soltanto da 2 anni, dopo aver giocato il resto della carriera pongistica (più di 10 anni) con il puntino lungo. Va da sé che, nonostante i recenti sforzi per colmare il gap, il mio rovescio è ad oggi ad un livello inferiore rispetto al dritto. I miei due punti di forza sono, ad oggi, il top di dritto in primis e la mobilità di gambe. Il mio istinto mi porta spesso quindi a girarmi sul rovescio per aprire di dritto, cosa che in genere funziona bene, ma quando incontro un ottimo bloccatore mi può spiazzare bloccando angolato sul dritto. Ora, per risolvere questo problema, ho due strade: 1- migliorare l'apertura di rovescio ed evitare così il più possibile di girarmi di dritto; 2- allenare lo spostamento rapido da rovescio a dritto dopo l'apertura per coprire bene il campo. Voi cosa fareste?» 

Perché ne parlo in questo post
Il caso di Filippo è un caso abbastanza comune e interessante: un attaccante con un buon dritto, un rovescio cresciuto più tardi e l'istinto di girarsi ogni volta che può. E perché Filippo non si è limitato a ringraziarmi: ha provato gli esercizi che gli ho proposto e mi ha detto con franchezza dove non si capivano. 

Ci sono voluti diversi giri di domande e risposte, e grazie a questi, progressivamente ci siamo intesi meglio. 
Io non solo ho migliorato le risposte a lui, giudicate utili, ma questi spunti sono stati utilizzati per migliorare un piccolo manuale sugli errori di gioco che sto preparando: gli esercizi ora sono scritti dal punto di vista di chi gioca e commette errori. 

Lo scopo del mio manuale non è migliorare la tecnica, per questo ci sono video tutorial e bellissimi libri ricchi di dettagli, ma capire i motivi che inducono agli errori e ridurli progressivamente con schemi di allenamento mirati. 

La risposta in breve 

Aprire di rovescio o girarsi di dritto? Nessuna delle due strade, così come Filippo le aveva poste: tutte e due presuppongono che qualcosa sia rotto e vada riparato. I suoi stessi numeri dicevano un'altra cosa. L'apertura di rovescio entra, ma gli riporta indietro una palla veloce da gestire con i due colpi che lui stesso dichiara più deboli, il blocco e il controtop. 

Il collo di bottiglia non è l'apertura, è il colpo dopo

Da qui il lavoro, in quest'ordine: 
1. l'apertura di rovescio, progettata per la profondità e il bersaglio, non per la potenza; 
2. il colpo dopo l'apertura: il contrattacco corto, vicino al tavolo; 
3. l'imprevedibilità del pivot: il momento in cui ci si gira non deve essere leggibile;
 4. uscire dal muro di rovescio: mai più di due blocchi passivi di fila; 
5. il rientro dopo il colpo, cioè la sua strada 2: serve, ma come assicurazione. 

Ognuno dei cinque punti ha il suo esercizio, con lo schema disegnato, la progressione in tre livelli e il modo per capire se sta funzionando. È tutto nel documento qui sotto. 


Ho anche fatto un'analisi tecnica di uno dei suoi incontri durante i recenti campionati italiani di Riccione quinta categoria, 2 giugno 2026. 
(Questa analisi, a parte Filippo, sono disponibili solo ai sostenitori del blog).

Sono video pubblici che trovate a questi link del canale YT FITET (andate avanti col cursore finché trovate l'incontro di Filippo):


Le analisi dei video hanno messo in evidenza ulteriori fonti di errore e margini di miglioramento del suo gioco.

Ringraziamenti 
A Filippo, per il tempo, la franchezza e per aver accettato che il suo caso diventasse pubblico. E agli altri utenti della discussione, in particolare a @Giorno, che aveva già centrato un punto chiave: per un giocatore con le caratteristiche di Filippo, oggi l'apertura di rovescio non deve essere forte, deve agganciare e aprire. 

Come sempre quando la uso, dichiaro che nella stesura mi sono aiutato con l'intelligenza artificiale (Claude). La scelta dei contenuti, la revisione e la responsabilità di quello che c'è scritto restano mie. 

Se vi riconoscete nel caso di Filippo, provate il primo esercizio e contate le prime venti aperture: quante rimbalzano nell'ultimo terzo del tavolo, non quante entrano. Poi scrivetemi. 

4 set 2026

Il telaio che nessuno recensisce

Il telaio che nessuno recensisce: Nittaku Gyo-En

Come quattro forum stranieri, e un po' di intelligenza artificiale, possono rispondere a un dubbio su cui in italiano non si trova nulla.

Ogni tanto qualcuno mi scrive per chiedermi un parere prima di un acquisto. Di solito rispondo in due righe. Questa volta la domanda era abbastanza specifica da meritare un post, e non tanto per la risposta in sé quanto per il modo in cui sono andato a cercarla.

La domanda

Un utente del forum tennis-tavolo.com sta valutando un telaio a carbonio esterno che sia abbastanza leggero e allo stesso tempo non troppo rigido e difficile da controllare. Si trova bene con Nittaku, al momento gioca con un Hina Hayata H2, e ha messo gli occhi sul Nittaku Gyo-En, che si trova facilmente intorno agli 80 grammi. Qualcuno l'ha provato?

Domanda legittima e apparentemente banale. Il problema è che, provando a cercare, non si trova quasi niente. In italiano, zero. I siti dei negozi si limitano a ricopiare la scheda del costruttore, che ovviamente dice solo cose lusinghiere. E i portali di recensioni aggregate, quelli con le stelline, raccolgono spesso i voti di chi il telaio l'ha tenuto in mano dieci minuti.

Dove sono andato a guardare

Ho interrogato quattro forum internazionali in lingua inglese, e soltanto quelli: TableTennisDaily, r/tabletennis su Reddit, MyTableTennis.NET e OOAK Forum. Sono posti dove scrivono persone che l'attrezzatura la usano per stagioni intere, che si contraddicono a vicenda e che quando esagerano vengono corrette dagli altri.

➤ Nota. Questi quattro forum sono fra i sette che scandaglio ogni settimana alla ricerca dei post più interessanti per la mia rassegna, come spiegato in un altro post:

Rassegna settimanale dai migliori forum TT del mondo

La prima cosa emersa è già un'informazione, anche se non è quella che cercavamo: due forum su quattro non avevano assolutamente nulla. Su OOAK zero risultati, sia scrivendolo con il trattino sia senza. Su MyTableTennis quattro sole occorrenze in tutto l'archivio, e nessuna di gioco: un annuncio di vendita e un paio di post che si limitano a identificare la costruzione. Quando un telaio in vendita da tre anni non ha lasciato traccia su due comunità storiche, quel silenzio racconta qualcosa.

Cos'è, e quanto pesa davvero

Il Gyo-En è la versione a carbonio esterno della serie Irodori di Nittaku, gemella del So-Ten che monta invece la fibra all'interno. La costruzione è quella classica: superficie in koto, strati interni in limba, cioè lo stesso schema di una Viscaria. La fibra si chiama KVC3 ed è kevlar intrecciato con carbonio; chi l'ha provata concorda che al tatto assomiglia all'ALC più che allo ZLC.

Sui pesi le testimonianze confermano quello che vede l'utente. Un recensore riporta 85 grammi, un altro utente 82 e aggiunge di essere abbastanza sicuro che le Viscaria provate in passato fossero più pesanti. Su Reddit, chi ha la versione più recente si limita a dire che il telaio è "davvero leggero". La fascia 80-85 grammi è quindi realistica, ed è un punto a favore.

Il punto che gli interessava: rigidità e controllo

Qui le fonti sono sorprendentemente concordi, ed è la parte più utile di tutta la ricerca.

Un utente inglese di TableTennisDaily lo ha provato e ne ha scritto in due discussioni diverse. Nel confronto diretto con la Viscaria parla di una sensazione leggermente meno smorzata, forse un po' più dura, e di una velocità di una frazione inferiore. Ma il riscontro migliore arriva da un altro thread, intitolato in modo quasi provvidenziale "Esiste un telaio più lento con la sensazione della Viscaria?": lì il Gyo-En viene citato proprio come risposta valida alla domanda, definito un po' più duro come sensazione ma comunque ragionevolmente vicino, e leggermente più lento di una Viscaria di pari peso.

Su Reddit un possessore è ancora più esplicito: non è il telaio più rigido in circolazione, anzi è piuttosto morbido, e questo permette un buon controllo nel gioco corto. Rispetto ai telai a carbonio interno l'attacco richiede meno forza, perché la fibra lavora negli strati esterni, mentre le spinte e le risposte corte risultano un filo più difficili. Segnala anche una traiettoria più bassa del solito, dettaglio non secondario per chi arriva da un telaio con parabola generosa.

La conferma più concreta però è un post dell'agosto scorso. Un giocatore racconta di essere passato dal Gyo-En a un telaio molto più aggressivo, di averlo trovato potente ma dispersivo, e di essere tornato indietro proprio cercando controllo, montandoci due gomme pretensionate giapponesi di media velocità. Scrive che il setup più morbido gli fa fare meno errori gratuiti e che così vince più spesso contro giocatori del suo livello. Tradotto: il telaio fa esattamente il mestiere che il nostro utente gli chiederebbe.

La stroncatura, e perché non va presa alla lettera

Sarebbe scorretto fermarsi qui, perché l'unica recensione davvero strutturata che esiste su questo telaio è negativa.

L'autore elogia la fattura — finitura perfetta, nessuna fibra sbavata, ottimo bilanciamento, comodo in mano — e poi scrive senza giri di parole che quel telaio lo detesta. Lamenta una vibrazione anomala, che descrive come la sensazione di avere viti o dadi metallici dentro il telaio, avvertibile soprattutto sui colpi a potenza medio-bassa. Conclusione: allo stesso prezzo, meglio una Viscaria o un FZD ALC.

Un secondo utente riferisce la stessa identica sensazione sul So-Ten, il modello gemello. Il problema esiste, insomma. Ma nello stesso thread ci sono tre motivi seri per non trasformarlo in un verdetto.

Il primo è che un altro frequentatore del forum, quello citato prima, lo smentisce direttamente: dice di aver provato un Gyo-En e di averlo trovato a posto, con un po' di vibrazione ma niente affatto quell'effetto sonaglio. Il secondo lo mette sul tavolo un terzo utente, ed è la variabilità fra esemplari: racconta di aver avuto tre Timo Boll Spirit, il primo perfetto e gli altri due nettamente più secchi e rigidi. Il terzo è il più insidioso, e riguarda le gomme. Il recensore severo aveva montato una pretensionata giapponese e una ibrida, trovando l'insieme spento; ma è esattamente la stessa pretensionata con cui, su Reddit, un altro giocatore si trova benissimo. E lo stesso recensore, altrove, ammette candidamente di non aver provato abbastanza gomme per un giudizio definitivo.

Il confronto che serviva davvero

Questa è la parte che non sarebbe mai saltata fuori cercando semplicemente il nome del telaio, ed è quella che ha cambiato la risposta.

La recensione di riferimento del Nittaku Hina Hayata H2 — cioè il telaio che l'utente ha già in mano — è firmata dalla stessa persona che ha stroncato il Gyo-En. Ha avuto entrambi. Dell'H2 parla come di una gemma nascosta e lo colloca fra i suoi cinque telai preferiti: qualità di palla eccezionale sui colpi a bassa potenza, grande controllo vicino al tavolo, ottimo sui flip. Del Gyo-En, poche righe più in là, dice di averlo trovato pastoso e di non riconoscerci affatto il comportamento di un carbonio esterno.

Detto altrimenti: l'unica persona che ha giocato con entrambi preferisce nettamente quello che l'utente possiede già. Nessuna delle fonti consultate lascia intendere che il Gyo-En sia un passo avanti rispetto all'H2. Semmai è un telaio diverso, più morbido, un po' più lento e con una traiettoria più bassa.

Un'ultima trappola

Attenzione a non confondere due prodotti. Le testimonianze del 2023 e 2024 riguardano l'Irodori Gyo-En originale. La discussione più recente su Reddit riguarda invece il Tenaly Gyo En, una versione successiva che all'epoca si trovava a fatica fuori dal Giappone, tanto che chi ne parla l'ha ordinata direttamente da lì pagandoci sopra i dazi. La descrive come una Viscaria più morbida, con meno croccantezza. Prima di ordinare conviene verificare quale delle due si sta guardando, perché i giudizi non sono trasferibili in automatico.

In due righe

Un telaio ben costruito, leggero, con carbonio esterno ma comportamento più morbido e leggermente più lento di una Viscaria: sulla carta esattamente quello che l'utente cercava. Con però pochissime testimonianze in circolazione, un caso documentato di vibrazione anomala e nessun indizio che rappresenti un miglioramento rispetto all'H2 che già usa. Se può provarlo prima di comprarlo, lo faccia. E se lo prende, tenga presente che le esperienze positive arrivano tutte da abbinamenti con gomme pretensionate di media velocità, non da accoppiate estreme.

Perché ho raccontato tutto questo

Perché la risposta sul Gyo-En interesserà cinque persone, ma il metodo interessa tutti. Su quei forum ci sono trent'anni di esperienza sedimentata su gomme, telai, puntini, colle e tecnica, scritta da gente che gioca sul serio. Il problema è che è in inglese, sparsa in discussioni di quindici messaggi aperte tre anni fa, e che spesso la risposta buona non sta nel thread che porta il nome del prodotto, ma da tutt'altra parte — come in questo caso, dove il confronto decisivo era nascosto nella recensione di un altro telaio.

Se qualcuno di voi ha un dubbio simile — un telaio che nessuno recensisce, una gomma di cui si dicono cose contraddittorie, un problema tecnico su cui il proprio allenatore e internet non vanno d'accordo — può scrivermi. Vado a cercare, e se qualcosa c'è, salta fuori.

Fonti per questo post:


Due parole su come nasce un post così. L'intelligenza artificiale mi è di grande aiuto: legge in fretta, non si stanca, recupera discussioni sepolte che a mano non troverei mai. Ma da sola non basta, e chi ha letto fin qui probabilmente se n'è accorto. Sono io a decidere quali forum interrogare e quali escludere, a riconoscere che il confronto interessante stava nella recensione di un altro telaio, a distinguere un giudizio motivato da uno buttato lì, a pesare una stroncatura contro tre smentite. Fra la ricerca, la verifica delle fonti e la scrittura, dietro a un post come questo ci sono diverse ore.

Continuerò a rispondere volentieri a chi mi scrive, e le risposte resteranno qui per tutti. Se però una di queste ricerche vi è stata utile, e vi va di dare una mano a mandare avanti la baracca, un piccolo contributo è sempre benvenuto e mi permette di dedicarci il tempo che merita. I modi per farlo li trovate già spiegati sul blog. Nessun obbligo, si capisce: ma se il lavoro vi sembra fatto bene, sostenerlo è il modo migliore per farne arrivare dell'altro.

Buona lettura, Ric

14 ago 2026

L'allenatore cinese suggerisce bene, i suoi giocatori eseguono male

Wang Hao spiega le tattiche ai suoi giocatori
Wang Hao (classe 1983) è oggi capo-allenatore della squadra maschile cinese: da giocatore era il portabandiera dello stile penhold con rovescio "reverse", tre volte medaglia d'argento olimpica in singolare (Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012) e tre volte campione del mondo di Coppa del Mondo. È il coach di riferimento di Lin Shidong.

Il quarto di finale del doppio tra i francesi Alexis e Felix Le Brun e i cinesi Lin Shidong e Wen Ruibo recentemente disputato a Malmoe durante il WTT Europe Smash è stato un incontro vinto fin troppo agevolmente per tre game a zero dai formidabili fratelli francesi. Nella figura sopra, si vede l'allenatore Wang che cerca di incitare i suoi ad adottare una tattica migliore.

L'incontro è interessante per un motivo ben specifico: la regia riprende interamente l'audio durante il time-out richiesto dai cinesi ed è stato così possibile per me registrarmelo e farlo tradurre dalla AI Gemini di Google.
L'incontro si può rivedere su YT al seguente link:

Doppio Lebrun-Shidong/Ruibo

Siccome solo qualche tempo fa ben difficilmente avremmo potuto tradurre quasi in diretta l'audio in cinese, reputo assai interessante offrire ai miei lettori la trascrizione completa del minuto di dialogo. 
E' anche interessante verificare cosa capita dopo, in quanto soprendentemente per me soprattutto Ruibo disattende o applica male le indicazioni del proprio allenatore, tanto che il suo compagno Shidong dimostra apertamente il suo sconforto con smorfie di delusione e disapprovazione.

Sguardo di Lin Shidong dopo un errore grossolano del suo compagno

Soprattutto brucerà ai cinesi favoriti perdere per tre a zero senza attenuanti; immagino poi che nello spogliatoio siano volati gli stracci!

Ecco la trascrizione integrale dei consigli (parla solo l'allenatore): non è un confronto. Lui dà le indicazioni e i suoi giocatori devono solo obbedire.

Traduzione (dal cinese mandarino all'italiano) delle indicazioni dell'allenatore:

  • 0:03 - 0:08
    Un attacco dev'essere deciso, dev'essere aggressivo. Un attacco solo per rimettere la palla di là permette loro due di stare già pronti ad aspettarla.

  • 0:08 - 0:13
    Devi assolutamente piegarti/scendere bene con il corpo prima di osare tirare fuori il colpo con il dritto. E poi, non ha senso che ti giri per fare il movimento se sei troppo vicino alla palla.

  • 0:13 - 0:18
    Devi proprio spingere/colpire forte sul suo dritto, colpisci forte. Chiedo solo che tu spinga deciso, se sbagli e va fuori non fa niente, giusto?

  • 0:18 - 0:24
    E poi, perché bisogna osare di più con il dritto? Voi due non potete stare fermi in mezzo; se vi fermate in mezzo e usate il dritto... se vi fermate in mezzo, la loro velocità... giusto? Il problema qui è proprio questo.

  • 0:24 - 0:29
    Devi assolutamente... alla fine devi avere la determinazione di tirare un toppino/agganciare la palla con effetto. Se sbagli tirandola fuori non importa, loro risponderanno corto.

  • 0:29 - 0:34
    Ma la cosa importante è scendere bene prima: prima scendi bene con il corpo, poi fai di nuovo il palleggio corto, così loro due non riescono più a salire/spingere.

  • 0:34 - 0:38
    Quando loro rispondono indietro la palla, io ti... [non si capisce - frase troncata dal rumore di fondo]. Questo è quello che conta.

  • 0:38 - 0:43
    E poi, sul servizio, servila corta sul diritto in modo normale. Non c'è bisogno di chiedere cose come "devo servire super tagliato" o "devo servire no-spin", no.

  • 0:43 - 0:50
    Che sia tagliato o meno va bene comunque, ok? Tanto gli altri sono posizionati bene, in momenti improvvisi queste cose sono solo... servila semplicemente corta sul dritto, servila corta sul dritto.

  • 0:50 - 0:54
    E poi triangolate un po' [variate gli angoli]. Va bene, poi tornate di nuovo in mezzo, ok?

Ecco un riassunto ordinato dei concetti espressi dall'allenatore, "tradotti" dal gergo tecnico a un linguaggio chiaro anche per chi è alle prime armi o gioca a livello amatoriale:

1. Atteggiamento in Attacco: Determinazione e Coraggio

  • Non regalare palle "comode": Se attacchi in modo debole o solo per rimettere la palla di là, gli avversari si posizionano già pronti per punirti.

  • Osare di più col dritto: L'allenatore chiede di prendersi dei rischi. Meglio tirare un colpo deciso (un toppino o uno schiaccio di dritto) e rischiare di sbagliare mandate la palla fuori, piuttosto che fare un colpetto incerto.

2. Movimento delle Gambe e Postura

  • Piegare le gambe prima di colpire: Non si può fare un buon colpo di dritto stando alti sulle gambe. Bisogna prima abbassare il baricentro e poi impattare la palla.

  • Gestione della distanza e degli spazi:
    • Non bisogna colpire quando si è troppo appiccicati alla pallina.

    • La gestione del doppio: I due compagni non devono rimanere piantati entrambi in mezzo al tavolo, altrimenti si ostacolano a vicenda e non riescono a reagire alla velocità degli avversari. Dopo il colpo bisogna fare spazio al compagno e riposizionarsi.

3. Tattica di Palleggio e Scambio

  • Variare l'altezza e la profondità: Piegando bene le gambe si riesce a fare un palleggio corto e basso sotto rete. Questo impedisce agli avversari di "salire" sulla palla e attaccare a loro volta.

  • Variare gli angoli ("triangolare"): Non giocare sempre nello stesso punto; bisogna distribuire il gioco sfruttando le diagonali e gli angoli del tavolo per muovere gli avversari, per poi riprendere il controllo del centro del campo.

4. Il Servizio: Semplicità ed Efficacia

  • Niente effetti super complicati: L'allenatore dice chiaramente di non fissarsi nel cercare di dare alla palla un effetto "assurdo" (molto tagliato o completamente privo di effetto/no-spin).

  • Cosa fare sul servizio: Basta servire in modo semplice e corto sul dritto dell'avversario. In momenti di tensione o in fasi concitate del match, la precisione e la posizione del servizio contano molto più degli effetti speciali.

L'allenatore è molto bravo in meno di un minuto a condensare pochi ma efficaci consigli, peccato che i suoi giocatori non siano stati in grado di metterli in pratica, oppure i francesi sono stati molto bravi a comandare con il proprio gioco.

Provate a rivedere il video integrale e immedesimarvi nella parte dell'allenatore. Anche voi avreste detto più o meno le stesse cose o avreste dato consigli differenti?

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