18 feb 2026

Marty Supreme, film di ping pong sull’American dream e la volontà di vincere sopra ogni cosa.

 
Timothée Chalamet protagonista del film
“Marty Supreme” non è da intendersi come il film biografia edificante di un campione, e nemmeno un adattamento fedele della vita di Marty Reisman, famoso giocatore americano di ping pong del secolo scorso: è un film che prende la sua leggenda come pretesto per raccontare un altro Marty, Marty Mauser, venditore di scarpe e giocatore di ping pong nell’America anni ’50 per trasformare questo sport fino allora poco conosciuto come sfondo di storie adrenaliniche di vita difficile e al limite. 
Al tempo stesso, però, il mondo ricostruito sullo schermo – tavoli, colpi, ambienti – nasce proprio da quell’universo reale di money player, club fumosi e partite a soldi che Reisman ha vissuto sulla propria pelle. 

Il punto di partenza è un libro di memorie semi-dimenticato pubblicato nel 1974, “The Money Player”, trovato per caso in un negozio dell’usato e diventato un’ispirazione per solleticare la creatività del regista Josh Safdie. Dentro quel libro c’è la storia di un ragazzino con problemi di salute vari del Lower East Side che scopre il ping pong su un tavolo sgangherato di parco e lo trasforma nella sua unica religione: dieci ore al giorno di gioco, tornei che durano fino all’alba, campionati del mondo e perfino tournée come numero di apertura degli Harlem Globetrotters. È da qui che il film prende il tono: il ping pong come ossessione totale, misura del proprio valore quando per tutti gli altri è solo un giochino da bar. 

Reisman nel libro è un personaggio bigger than life: hustler, ossia un giocatore‑scommettitore che vive (o prova a vivere) vincendo soldi nelle sfide a pagamento, spesso usando astuzia, psicologia e piccole messe in scena, non necessariamente barando. Showman, capace di far passare la pallina dietro la schiena, tra le gambe o di spezzare una sigaretta sul bordo del tavolo, ma anche atleta che si allena fino allo sfinimento e arriva a incrociare le racchette con i più grandi del mondo. 

Il film non si limita a copiarne gli aneddoti, ma ne distilla il succo: la tensione costante tra spettacolo e competizione, tra necessità di campare con il gioco e desiderio di grandezza sportiva, tra fascino da fuorilegge e fragilità di chi vive sempre un passo oltre il limite. È questo mix a rendere Marty Mauser così magnetico: arrogante, ambiguo, ma impossibile da ignorare, sempre in bilico tra truffa e volontà di perseguire il suo sogno di diventare campione mondiale. 

Alcune scene del film sono paradossali e per alcuni palati fini potrebbero risultare fin troppo “spinte” e violente. La successione delle scene è veloce, la colonna sonora è sparata a volume elevato, ma adeguata al ritmo frenetico.  

Un elemento che per chi ama il tennistavolo è irresistibile è l’attenzione maniacale ai dettagli tecnici e storici. Dalla New York dei club clandestini alle partite contro i primi “mostri” della gommapiuma alla Satoh, emerge una ricostruzione credibile di come lo sport si giocava e si viveva in quell’epoca: hardbat, stile di fast hit aggressivo, maratone di gioco e un circuito in cui campioni, scommettitori e contrabbandieri spesso si incrociavano. 
Sotto la patina di bravate, però, c’è un’idea molto precisa: il ping pong come identità totale. Nel suo libro Reisman descrive il gioco come qualcosa che gli entra nel sangue, una combinazione di anatomia, chimica, fisica e perfino “astronomia” che riempie così tanto le giornate da non lasciargli il tempo di preoccuparsi di altro. Il film raccoglie questo testimone e lo affida a Mauser: rinunciare a un lavoro “normale” non è una follia romantica, è l’unico modo per non far sedare la propria ambizione dai ritmi rassicuranti di una vita qualunque, con il prezzo da pagare in termini di solitudine, tensione e precarietà eterna. 

Descrizione tecnica di alcuni eventi e curiosità nel film

Le situazioni sportive chiave di Marty Supreme sono ispirate a eventi reali, ma il film cambia nomi, luoghi e contesto per esigenze narrative, quindi non è una ricostruzione storica letterale.

Mondiali 1952
L’episodio centrale è una sconfitta contro un giapponese “sconosciuto” con racchetta rivoluzionaria, che rielabora la storica sconfitta di Reisman ai Mondiali di Bombay (Mumbai) 1952 contro il giapponese Hiroji Satoh che impugnava per la prima volta una racchetta “sandwich” con spessa gommapiuma,  capace di impartire effetti e controattacchi mai visti prima a quel livello.
Nel film però l’avversario è ribattezzato Endo, cambia il paese in cui si gioca e cambia anche la forma del torneo, quindi il “giapponese che vince il torneo citato nel film” corrisponde storicamente a Satoh e al mondiale 1952, ma con nomi e dettagli modificati.

Racchetta di Hiroji Satoh (1952)

- Le fonti storiche parlano di “wooden racket covered in thick foam sponge rubber”, cioè telaio di legno ricoperto da un rivestimento in gommapiuma che produceva molta più velocità e spin rispetto alle classiche puntinate dure dell’epoca. 
- Video storici e documentari riportano che quando Satoh estrasse la racchetta “si vedeva circa mezzo‑un pollice di spugna”, e gli avversari non sentivano più il classico suono del colpo, segno che lo strato di gommapiuma era molto spesso e ammortizzante. 

Racchetta di Marty / Marty Mauser nel film
- Nel film Marty Supreme, il protagonista Marty Mauser viene mostrato giocare con una hardbat anni ’50, cioè telaio tuttolegno con singolo foglio di gomma puntinata dura (pips out) senza spugna: è il tipo di racchetta che Reisman usava e difendeva anche quando le sponge iniziavano a diffondersi. 
- Un articolo che analizza l’equipaggiamento di Reisman ricorda che all’epoca si usava “a single sheet of rubber on the flat side of the blade, pips facing out”, senza spugna intermedia; solo più tardi le gomme sandwich con spugna sono diventate lo standard. 

L'attore Chalamet ha usato una controfigura per le scene di gioco?
Quasi tutte le sequenze “da giocatore” che abbiamo visto nel film sono effettivamente di Timothée Chalamet, non di una controfigura; è stato però aiutato da CGI (Computer Generated Imagery, cioè “immagini generate al computer”) per la pallina in molte scene di gioco.

Chalamet ha iniziato ad allenarsi seriamente a ping pong intorno al 2018, dopo i primi incontri con Safdie sul progetto, e ha continuato per 6‑7 anni in modo intermittente, anche sui set di altri film (Dune, Wonka, ecc.). 

Gli articoli che seguono la preparazione riportano che aveva un tavolo in casa a New York, giocava durante la pandemia e lavorava con coach dedicati; l'allenatore Diego Schaaf (con l’ex olimpionica Wei Wang come consulente tecnica) dice che è arrivato a capire il timing dei punti coreografati meglio di molti agonisti abituati a “seguire la pallina” e non un copione. Usare una controfigura sarebbe andato contro l’idea del film. 

Curiosità sulla pallina arancione descritta nel film.
Nella trama ufficiale si racconta che Marty Mauser cerca di promuovere la produzione delle palline da ping pong arancioni "Marty Supreme" con il suo nome, prodotte dall’amico Dion e dal padre imprenditore, ma il progetto finisce male.
Si tratta di un’invenzione narrativa: non risulta in nessun modo un prodotto reale legato a Marty Reisman, né un episodio riportato nella sua autobiografia.

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Per chi fosse interessato, utilizzando gli archivi internet sono riuscito a procurarmi una copia su file pdf dell’introvabile libro:” The money player”, (in inglese, non esiste traduzione italiana, ma a richiesta potrei fornirla) che ha ispirato il film.

Copertina del libro
Se qualche appassionato fosse interessato a leggere il libro o qualche sua parte mi contatti privatamente.
Nel libro non esiste un indice, ma sommariamente la struttura in capitoli è questa:

I – Hanoi, Viet Nam 1954: match a pagamento, Mr. Ko, Mr. Lee, gambling e primo episodio di “cecità” da emicrania.

II – Infanzia a New York: Lower East Side, il padre tassista‑scommettitore, la madre operaia, i primi traumi d’ansia e il ricovero a Bellevue; scoperta del tennistavolo, arrivo a Lawrence’s Broadway Table Tennis Club, figura del bookmaker che lo ribattezza “Jackson”, e soprattutto il ritratto del leggendario hustler Larry Quinn.

III – Prime gare e anni a Lawrence’s: primi titoli juniors, tournée per i veterani di guerra, vita nel club tra giocatori, inventori, piccoli delinquenti; aneddoti sui personaggi bizzarri, sulle scommesse e su dirigenti USTTA come Lederman/Steenhoven, e l’incontro con Doug Cartland.

IV – Ascesa internazionale e Mondiali 1948–49: viaggio a Londra (Wembley), confronto con i campioni europei, analisi tecnica di Barna, Bergmann e Vana; poi Mondiali di Stoccolma 1949, percorso fino alla semifinale con Vana, la sconfitta che gli “spezza il cuore” e il successivo British Open.

V – Prosecuzione carriera e circuiti europei/americani: altri tornei, soldi tramite esibizioni e scommesse, consolidamento come grande attaccante e “money player”; ritorno periodico a Lawrence’s e sviluppo del suo personaggio pubblico.

VI – Giappone e la rivoluzione della gommapiuma: tour in Asia, Mondiali di Bombay, scoperta di Satoh e della racchetta con sponge, sconfitta traumatica contro la nuova tecnologia; descrizione tecnica degli effetti di gommapiuma e differenze con il gioco classico.

VII – Sfida USA‑Giappone a Osaka: serie a squadre contro Satoh e Hayashi, cronaca dettagliata dei singolari e del doppio; partita epica di Doug contro Hayashi (match ai vantaggi, scambi “impossibili”) e incontro decisivo Reisman‑Satoh con strategia di rallentamento e gestione degli effetti.

VIII – (sezioni successive) Anni successivi, crisi personali e salute: ricadute dell’ansia e dei disturbi psicosomatici, timore per la fine della carriera, riflessioni su che cosa significhi vivere di tennistavolo e di gambling.

IX – (sezioni successive) Matrimonio, gestione del Riverside Table Tennis Courts e tentativi di “vita normale” accanto alla figura del professionista‑hustler.

X – (sezioni finali) Bilanci: filosofia del gioco d’attacco, etica del non “dumpare” le partite, distinzione fra sé e i peggiori hustler, e meditazione conclusiva su talento, rischio, soldi e identità.


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