15 ott 2026

Fisica e TT (4) Spin e punto d’impatto: la pallina “cammina” sulla racchetta?

Un lettore di nome Marco mi ha condiviso alcune sue considerazioni sulla meccanica dello spin per avere uno scambio di idee. Le trovo molto ben ragionate e toccano alcuni luoghi comuni diffusissimi tra chi gioca, quindi ne faccio un post: prima riporto le sue considerazioni, poi le discuto punto per punto, dicendo dove sono d'accordo e dove aggiungo precisazioni. Lo ringrazio per lo spunto.

Fotografia di Mrkibble da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0
By Mrkibble - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55989757

Le affermazioni di Marco, in sintesi

  • La pallina rimane a contatto con la racchetta per 1-2 millisecondi.
  • Una racchetta che viaggia a 25 m/s (cioè 90 km/h) si sposta rispetto al pavimento di 2,5 cm in 1 ms e di 5 cm in 2 ms. Di questo spostamento si muovono insieme racchetta e pallina; lo spostamento relativo tra pallina e racchetta è di soli pochi millimetri, diciamo 2 mm.
  • Quindi l'idea che la pallina "cammini" sulla racchetta è una sciocchezza. Sul bordo è vero che non si imprime spin, ma non perché la racchetta è finita e la pallina non può più camminare.
  • La pallina prende effetto in funzione della deformazione di gomma e spugna. Su tutti i bordi questa deformazione non c'è, quindi la pallina non prende spin; nella zona centrale la deformazione è massima.
  • La racchetta ruota rispetto al polso e il polso rispetto al gomito: la velocità tangenziale cresce con la distanza dal centro di rotazione (il gomito, ipotizzando il corpo fermo per semplicità). Appena sopra il manico la racchetta è più lenta, al centro più veloce, e la massima velocità è in punta.
  • Il massimo spin si ottiene combinando la corretta deformazione gomma-spugna e la massima velocità: colpendo appena sopra il centro della racchetta, senza arrivare al bordo (dove la velocità è massima ma lo spin non viene trasmesso), con un colpo che sfrutta la rotazione corpo - braccio - polso.

Il contatto dura 1-2 millisecondi: facciamo i conti

Partiamo dai numeri, che sono sempre il modo migliore per smontare una sensazione. Lo spazio percorso in un certo tempo, a velocità costante, è semplicemente s = v · t. Con v = 25 m/s (90 km/h) e t = 1 ms = 0,001 s:

Spazio percorso dalla racchetta a 25 m/s durante il contatto con la pallina
Durata del contattoCalcoloSpostamento rispetto al pavimento
1 ms25 × 0,001 m2,5 cm
2 ms25 × 0,002 m5 cm

L'aritmetica del lettore è corretta. Ma soprattutto è giusta la distinzione che fa: quei 2,5-5 cm li percorrono insieme racchetta e pallina, come due passeggeri seduti sullo stesso treno, che rispetto al paesaggio si spostano molto e uno rispetto all'altro quasi per niente.

Con una gomma liscia grippante la pallina afferra e scivola pochissimo. Una stima con un semplice modello (attrito costante, contatto di 1,5 ms, racchetta che si muove a 10 m/s lungo la gomma) dà uno scivolamento di circa 1-5 mm, a seconda di quanto è pieno il contatto. È lo stesso ordine di grandezza dei 2 mm ipotizzati dal lettore. Attenzione: è il risultato di un modello, non una misura e si riferisce ad una gomma liscia inverted rubber (no antispin).

La pallina non "cammina" sulla racchetta

Ed è questo il punto importante. Lo spin non nasce perché la pallina percorre dei centimetri sulla faccia della gomma (ne percorre pochi millimetri): nasce dalla presa (attrito alto) e dalla deformazione di taglio della gomma in quel millisecondo.

Ne consegue che sul bordo l'effetto manca non perché "la racchetta è finita e la pallina non può più camminare", ma perché lì manca la presa che trasmette l'effetto. Il lettore arriva alla stessa conclusione, e il concetto corretto è proprio questo.

Chi fa lo spin: il rivestimento o la spugna?

Qui aggiungo la precisazione più importante. Il lettore scrive che la pallina prende effetto "in funzione della deformazione di gomma e spugna". È vero in senso generale, ma conviene tenere distinti due ruoli.

La velocità della racchetta, nell'istante dell'impatto, si scompone in due parti: una lungo la faccia (la "spazzolata" della pallina) e una perpendicolare alla faccia (la spinta). La prima genera lo spin, la seconda la velocità della pallina.

  • Il rivestimento (topsheet) con il suo attrito lavora soprattutto nella direzione tangenziale, lungo la faccia: afferra la pallina e si deforma di taglio. È lui che fa lo spin in modo diretto.
  • La spugna lavora soprattutto nella direzione normale, perpendicolare alla faccia: la pallina la schiaccia, la spugna la trattiene e poi la rilancia, come una piccola catapulta. Allunga il tempo di contatto e dà velocità. Aiuta lo spin solo di riflesso, perché un contatto più lungo lascia più tempo all'attrito per agire.

In breve: rivestimento + attrito = spin diretto; spugna = durata del contatto e velocità, con lo spin che arriva in seconda battuta.

Perché al bordo non funziona, e perché il centro sì

Immagine tratta dal libro Fisica del tennistavolo
Immagine tratta dal mio libro: Fisica del tennistavolo, in corso di revisione e pubblicazione. I numeri inseriti sono valori teorici limite e si riferiscono ad un problema specifico trattato nel libro. In realtà il punto migliore per il massimo spin, come spiegato qui sotto, è qualche centimetro distante dal bordo, nella parte superiore della racchetta.

Sul bordo il contatto è parziale e mal sostenuto: la gomma non è appoggiata bene e a volte si tocca anche il telaio. La presa salta e l'effetto non passa. Il lettore ha ragione a dire che lì manca la deformazione.

Aggiungo che il bordo è anche fuori dalla zona migliore della racchetta (il cosiddetto sweet spot): lì si perde anche velocità e si prendono vibrazioni. Il risultato è un colpo debole e imprevedibile, non solo scarico di spin.

Sono d'accordo anche sulla zona centrale: ben sostenuta da telaio e spugna, è quella che "prende" meglio.

La giostra: la velocità cresce con la distanza dal perno

Sulla velocità il lettore è preciso. Per un corpo che ruota vale v = ω · R: la velocità tangenziale è la velocità angolare per la distanza dal perno. Più si è lontani dal perno, più si va veloci, come sui cavalli esterni di una giostra del luna park. Appena sopra il manico la racchetta è più lenta, al centro è più veloce, in punta è al massimo.

Una sola precisazione: il centro di rotazione non è davvero soltanto il gomito. Nel colpo vero ruotano insieme spalla, gomito e polso, ed è la catena cinetica a dare la velocità. Tenere "corpo fermo e perno al gomito" va benissimo come semplificazione per ragionare, ma il motore pieno della velocità è l'intera catena.

Il massimo spin è un compromesso

La sintesi finale del lettore è ottima e coincide con quello che dice la fisica: il massimo spin è un compromesso tra due esigenze.

  • una alta velocità di superficie, che si ha verso la punta, lontano dal perno;
  • una presa piena, che si ha nella zona centrale, dentro il bordo.

Il punto ottimale è quindi un filo sopra il centro, verso la parte alta della gomma, ma al sicuro dal bordo, eseguendo un colpo con rotazione corpo - braccio - polso per aumentare la velocità. Più velocità di spazzolata significa più spin (lo spin è proporzionale alla velocità tangenziale), purché la presa regga. Oltre un certo punto non è la velocità a mancare: è la gomma che non riesce più a "mordere".

In poche righe: Marco ha ragione quasi su tutto. L'unico vero ritocco è tenere distinti chi fa lo spin (il rivestimento che afferra e si deforma di taglio) da chi fa la velocità e la durata del contatto (la spugna).

Da provare in palestra

Non fidatevi solo dei calcoli: provate. Palleggiate un colpo di topspin sempre uguale, cambiando soltanto il punto d'impatto (vicino al manico, appena sopra il centro, vicino al bordo superiore) e fatevi riprendere con il telefono, o chiedete a un compagno di giudicare quanta rotazione ha la pallina e com'è il suono del colpo. È una prova qualitativa, non una misura, ma insegna a guardarsi: vi accorgerete di quanto cambia l'effetto spostandovi di pochi centimetri.


Nota sull'uso dell'intelligenza artificiale. Per preparare questo post mi sono fatto aiutare da un'intelligenza artificiale (Claude, di Anthropic): mi ha aiutato a organizzare il testo, a rifare alcuni conti e a cercare le fonti. Ma tutto il contenuto l'ho riletto, verificato e rivisto io prima di pubblicarlo, e la responsabilità di quello che leggete qui è comunque e sempre mia, non di AI. Cerco sempre di citare le fonti originali, quando le riconosco come affidabili; dove non ne ho trovate, lo dico apertamente, come per i valori in millimetri di questo post, che sono il risultato di un modello semplificato e non una misura.

Se ci sono errori o imprecisioni, sono miei, e vi chiedo di segnalarmeli nei commenti: li correggerò e lo scriverò qui sotto, con la data.

Ric.


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