26 set 2026

Dal puntino lungo alle due lisce



Tredici anni di puntino lungo, nove di stop, poi il ritorno con due lisce e due promozioni di fila: la storia di Filippo, raccontata da lui.

Filippo Bortolotto, a cui ho già dedicato un post al link:

Aprire di rovescio o girarsi di dritto?

mi ha autorizzato a scrivere il suo racconto e spiegare perché, dopo tredici anni di puntino lungo, ha scelto le due lisce. È una storia di tennistavolo giocato, abbandonato e ritrovato. Mostra anche una cosa che ripeto spesso:

cambiare materiale non basta, se poi non ci si lavora sopra allenandosi bene. Filippo ha cambiato gomma, ma soprattutto ha passato due stagioni ad allenare il rovescio.

Ringrazio Filippo per il tempo dedicato a condividere la sua storia qui sul blog. E' una bella storia e merita di leggerla tutta fino alla fine.

(Avvertenza, per motivi di privacy i nomi delle persone citate da Filippo sono stati cambiati con altri di fantasia)

Gli lascio la parola. 

Mi presento

Mi presento, come ai pongisti anonimi. Sono Filippo e gioco da 2 anni. O meglio, ho ripreso da 2 anni. In effetti ne ho giocati altri 13, quando ero ancora giovane e prestante.

Qualcuno si è chiesto come mai, dopo tanti anni giocati con il puntino lungo, ho deciso infine di mettere due lisce. Il motivo arriva da lontano, e quindi eccomi qui a raccontare la mia storia.

2001: un puntino lungo trovato per caso

La storia inizia nel 2001, quando al primo anno di scuola media inizio un corso di tennistavolo una volta a settimana.

Il mio maestro, Carlo, è un insegnante di educazione fisica appena andato in pensione. È un difensore con l'antitop che aveva imparato a giocare da giovane negli anni '60, poi aveva smesso e ricominciato da poco. Mi trasmette subito la sua passione e la sua competitività. Il secondo anno inizio quindi ad andare con lui una seconda volta a settimana in un'altra scuola, e conosco altri ragazzi.

Un giorno, un po' per caso, provo una racchetta con una puntinata lunga a legno, senza gommapiuma. Era lì, tra le racchette del maestro. Mi trovo subito bene, sembra facile e immediato usarla, così dico a Carlo che voglio iniziare a giocare con quella. Anche alcuni miei compagni provano gomme diverse: Matteo mette un puntino lungo, Federico uno corto, Elena un'antitop.

Carlo ci tiene tanto che io non sbagli, così il mio gioco è semplice: palleggio, spingo con il puntino, e quando la palla si alza schiaccio. Funziona.

È il primo anno in cui faccio anche tornei, e vinco tante partite. Io, Matteo, Federico ed Elena siamo quelli che vincono di più.

Il dritto diventa la mia arma

Inizio anche ad andare ad alcuni stage della regione. Lì trovo qualche allenatore che mi insegna il top di dritto, che facevo già un po' malino ma non usavo mai in partita. Pian piano miglioro e mi prendo qualche soddisfazione. Due anni dopo vinco anche i giovanili regionali, e a 14 anni gioco già in C2 con discreti risultati. Il topspin è ormai la mia arma più forte: quando posso mi giro sempre per tirare il dritto, anche dal rovescio.

Negli anni successivi faccio qualche altro miglioramento, ma non sono soddisfatto. Dopo i buoni risultati iniziali sono ambizioso, ma negli ultimi tre anni non sono migliorato molto. A 17 anni ho appena finito un discreto campionato di C1, ma mi aspettavo di più.

Carlo mi ha aiutato tanto, ma ormai fatica a correggermi. Segue soprattutto i ragazzini e non può più dedicarmi molto tempo, e io non vado più ad allenarmi nella scuola media. Sono cresciuto, e da qualche anno mi alleno la sera con gli adulti: qualche cesto in meno e qualche partita in più.

Sento che per migliorare devo fare qualcosa di diverso.

La B1 che non volevo

A fine stagione una società abbastanza vicina mi contatta: «Vieni da noi a giocare in B2. Abbiamo anche un giocatore forte che è anche un bravo allenatore: oltre a giocare con te, ti allenerà». Penso che sia la mia occasione per fare il salto di qualità, e accetto.

Qualche mese dopo la società mi richiama: «Ci hanno proposto un ripescaggio in B1, cosa ne pensi?». Rispondo: «Secondo me è troppo per me, preferisco fare la B2». Un mese dopo scopro che il ripescaggio è stato accettato. Giocherò in B1.

Mi dico: avrò un allenatore bravo, migliorerò e riuscirò a vincere qualche partita!

Quando inizia la stagione, però, mi accorgo in fretta che il grande allenatore è in realtà un gran giocatore e un ottimo sparring, ma corregge poco i colpi.

Inizio il campionato e non riesco a vincere. Qualche partita me la gioco, sì, ma le perdo quasi tutte. In più siamo in quattro in squadra, e un mio compagno litiga con tutti perché dice di essere più forte e che deve giocare lui. Il clima è pesante e inizio ad andare all'allenamento malvolentieri. Non sono neanche tanto contento di andare a prendere pallate in campionato.

Finisco l'anno scontento, scoraggiato e senza grandi miglioramenti.

Bloccato sul rovescio

Decido di tornare alla mia vecchia società, dove alla fine stavo bene. Ma qualcosa è cambiato: mi sento meno motivato, non vedo miglioramenti, non sono soddisfatto.

Cerco di capire cosa dovrei fare per migliorare. Mi rendo conto che l'unica cosa davvero forte del mio gioco è il top di dritto, ma gli avversari lo capiscono in fretta e mi giocano tutto sulla puntinata per non farmi tirare. Mi sento un po' bloccato, perché non so come migliorare il rovescio.

Faccio qualche prova: metto un puntino medio, provo il corto, ma mi sembra che non porti da nessuna parte. Penso anche a mettere due lisce, ma poi mi chiedo: chi mi insegnerà il top di rovescio? Carlo non è molto bravo a insegnarlo, e non trovo nessun altro che possa aiutarmi davvero. Nessuno mi consiglia davvero di passare alle lisce: è un grande salto nel vuoto.

Così continuo come ho sempre fatto, per qualche altro anno, nel mio limbo tra C1 e C2, ma senza convinzione e senza motivazione. A 24 anni, infine, decido di smettere. Non ho più voglia: lo sento più come un dovere che come un piacere.

Qui avrebbe potuto finire la mia storia.

Invece...

Il ritorno: la pancetta, la D3 e due lisce consumate

Provo qualche altro sport, come boxe e arrampicata, ma nessuno riesce ad appassionarmi per più di un paio d'anni.

Negli anni in tanti mi chiedono di ricominciare. Mia mamma e mio papà giocano ancora, e ogni tanto mi invitano in palestra a fare due tiri.

Gli anni passano per tutti, e con i 30 arriva anche un po' di pancetta, che inizio a guardare con sospetto. La bilancia segna già 15 chili in più, e mi dico: se continui a stare in panciolle sul divano, diventerai vecchio, grosso e debole... Bisogna fare qualcosa!

Ci metto qualche anno per convincermi davvero a ricominciare, complice la mia ragazza che voleva imparare. Così, 9 anni dopo aver smesso, mi decido: ci voglio riprovare.

Nel frattempo ho cambiato città e devo trovare una nuova società. Mi guardo intorno pensando che in fondo mi interessa solo divertirmi un po', senza le grandi aspettative di quando avevo 17 anni. Trovo una piccola società quasi appena nata, e mi piace: ci sono tanti giovani, tanta voglia di migliorare e tante persone simpatiche. Si parte dalla D3, ma a me che importa? Voglio solo divertirmi.

Ed è proprio questo che mi fa pensare: proviamo qualcosa di nuovo! In D3 non ho pressioni, e posso fare quello che voglio.

Provo una puntinata corta, ma non mi ci trovo: faccio fatica anche a scambiare. Allora mi dico: perché non provare due lisce? Ora non ho nulla da perdere. Ne monto un paio vecchie e consumate, faccio due tiri e mi diverto. Il rovescio è un po' difficile, ma imparerò. E penso: dopo aver tirato un dritto, se l'avversario blocca sul rovescio, almeno posso continuare ad attaccare senza correre come un disperato.

Il setup di Filippo

Telaio: DONIC Waldner Senso Ultra Carbon da un mese ne sto provando un altro custom, vedremo come va... (siamo a settembre 2026, n.d.r.).

Gomme: due JOOLA Dynaryz ACC l'anno scorso, da poco due JOOLA Dynaryz ZGX.

Due stagioni, due promozioni

Piano piano, in allenamento mi concentro sul rovescio e cerco di migliorarlo. In D3 non perdo una partita e saliamo in D2. Faccio anche qualche torneo, con risultati decenti. Partendo piuttosto in basso in classifica, a fine anno vinco anche un over 3000 e chiudo la stagione quasi in quarta, in posizione circa 2200. Il rovescio lo uso quasi solo per scambiare e palleggiare, ma tanto basta.

I risultati incoraggianti mi fanno tornare la voglia, e il secondo anno sono più motivato. Faccio qualche torneo con buoni risultati: vinco un over 2000 e un over 1200, e a fine anno arrivo ai quarti di finale dei Campionati Italiani di quinta categoria. Ogni tanto riesco anche ad aprire con il top di rovescio. Anche in D2 non perdo una partita, e la squadra sale in D1.

E ora sono qui, a inizio stagione, con un sacco di voglia di giocare e migliorare. Sono contento della mia scelta di passare a due lisce, che oltre a farmi divertire mi stanno dando anche qualche soddisfazione nei tornei. Quest'anno si punta alla C2. Visti i risultati nei primi tornei open 450 della stagione, non è impensabile puntare, magari l'anno prossimo, a quella terza categoria che da ragazzo non ho mai raggiunto.

Non è stato un caso: le tre ragioni tecniche

Leggendo questa storia qualcuno potrebbe pensare che la scelta sia stata casuale, dettata più dal corso degli eventi che da ragioni tecniche. Eppure le ragioni tecniche ci sono, eccome.

  1. Il rovescio di puntino non è mai stato il mio punto di forza. Ho sempre cercato molto il dritto, quindi pensare di cambiarlo era quasi naturale.
  2. Il tipo di gioco. Ho sempre cercato il gioco d'attacco, ma quando l'avversario mi girava la palla sul puntino ero costretto a restare sulla difensiva, un gioco che non mi è mai riuscito bene. Non a caso il mio colpo migliore di puntino era l'unico colpo d'attacco possibile: la spinta.
  3. Il limite tecnico del puntino lungo. Per salire sopra un certo livello, direi dalla terza categoria in su, secondo me è necessario girare la racchetta, a parte qualche eccezione di giocatori fuori dal comune. Solo così si superano i limiti tecnici del puntino lungo. Può dare sicurezza, sensibilità e disturbo, ma è più prevedibile e fatica a rispondere con efficacia alle palle prive di effetto. Io, nonostante i tentativi, non sono mai stato bravo a girare la racchetta: finivo per confondere più me stesso che l'avversario.

Grazie a Filippo per aver condiviso la sua storia. Qualcuno di voi ha fatto il percorso inverso, o sta pensando di lasciare il puntino? Raccontatelo nei commenti, oppure scrivetemi: riccardotennistavolo@gmail.com.

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